Ma immaginiamoci per un attimo il nostro panorama senza il Monte Rosa. Proviamoci, almeno. Oppure immaginiamoci di svegliarci al mattino e non vedere più il nostro lago, o il Sacro Monte, o la cima della Martica là in fondo di fianco al Campo dei Fiori. Ecco, impossibile vero? Impossibile anche solo immaginarla, una cosa del genere. E invece qualcosa del genere è accaduto, ogni volta che una partita del Varese è iniziata senza che fosse lì al suo posto.
E infatti, anche quest’anno che tutto pareva essere tornato al suo posto, qualcosa in realtà mancava. E se ne sono accorti davvero tutti. Alla prima in casa, di fianco alla panchina del Varese, la carrozzina dell’Alfredo non c’era e lui era a casa sua a soffrire come soffre lui quando il Varese gioca e lui non c’è. A casa, perché l’Alfredo per andare allo stadio ha bisogno di un mezzo speciale e quel mezzo speciale costa dei soldi. Fino allo scorso anno ci avevano pensato gli amici della Sos Malnate, che ora però non ce la fanno più. «Non potevamo continuare – ha detto il presidente – nonostante l’Alfredo dopo due anni passati insieme è diventato un amico. Ci si è rotta pure la macchina con cui giriamo per i prelievi ematici, siamo un po’ tirati». E allora, l’appello: «Abbiamo chiesto solo i soldi della benzina, giusto per non rimetterci: tutto il resto, dall’auto all’accompagnatore, lo mettiamo noi». Un appello che nel giro di qualche minuto ha subito trovato terreno fertile. A dire “ci pensiamo noi” sono stati, manco a dirlo, ancora una volta loro: i nostri amici della Sestero. : nostri amici, lo ribadiamo e lo scriveremo fino allo sfinimento. «Oh, mi raccomando – ci ha detto il Bof – non scrivete nulla, non vogliamo apparire». Tranquillo, Roby: non scriviamo niente. Promesso.
E allora, abbiamo già vinto. Domani a casa dell’Alfredo arriverà, puntuale, il mezzo della Sos Malnate: e l’Alfredo sarà già pronto con la sua sciarpa al collo almeno da un paio d’ore. Per andare allo stadio, per vedere il Varese. Quando ieri mattina abbiamo chiamato la sorella per darle la buona notizia, sentivamo le urla di gioia dell’Alfredo che aveva già capito tutto. «Andare allo stadio – continua Desiante – per lui è importantissimo: è il suo terzo polmone, è un pezzo della sua vita. Non è solo calcio: è ossigeno. E il bello è che quando arriva l’Alfredo se ne accorgono tutti: i giocatori, l’allenatore, i tifosi, i ragazzi della curva».
E domani a dargli il bentornato ci sarà tutto il Varese, ad accoglierlo come un eroe. «Prima del fischio d’inizio – ci racconta – la gente guarda se c’è l’Alfredo. Poi pensa alla partita. Possiamo star qui a parlarne quanto volete, ma la realtà è una sola: lui dev’esserci, punto e basta. E tra l’altro, l’Alfredo porta pure bene, che con lui a bordo campo abbiamo quasi sempre vinto. È uno di noi, semplice: lui è uno di noi. E basta».
E allora potete anche smettere di immaginare il panorama senza il Monte Rosa, o senza il lago e senza il Campo dei Fiori. Potete smettere di immaginare lo stadio senza l’Alfredo, perché ogni cosa è tornata al suo posto. Le sue esultanze dopo un gol, il bacio in fronte di Sannino, una maglia regalata. Grazie a chi ha fatto qualcosa per riportarlo qui, e grazie anche a chi semplicemente sarà felice di riverderlo.