Abbiamo passato nove anni a parlare di attaccamento alla maglia e adesso sappiamo cos’è. Ottantacinque persone hanno acquistato il biglietto per andare a Modena prima di sapere se Neto e Corti ci sarebbero stati ancora, se Grillo e Odu sarebbero davvero tornati, e quanti dei 21 giocatori partiti ieri sarebbero davvero arrivati in Emilia. Ottantacinque persone hanno speso almeno 50 euro e una giornata della loro vita per andare sotto l’acqua a vedere una squadra senza volto, e l’avrebbero fatto perfino se la società avesse ridato al Sassuolo (eresia) Pavoletti. L’avrebbero fatto perché andavano a tifare una maglia, non
chi la indossa o chi la rappresenta ai piani alti. Gli ottantacinque di Modena contano più dei diecimila di Varese-Sampdoria perché hanno dentro un fuoco che gli altri non avranno mai: sono la più grande dimostrazione vivente di attaccamento al Varese e oggi, appena messo piede in campo, i giocatori e i dirigenti (Laurenza l’ha già fatto e siamo sicuri che sarà sempre pronto a farlo: grazie) dovrebbero inchinarsi davanti a loro. Che se ne fregano del mercato. Che chiedono solo undici biancorossi purché siano undici Maroso (undici Pisano, undici Lazaar, undici Forte) e non undici Gianluca Savoldi, che scappò alla vigilia di un derby a Legnano.
Questi giocatori cosa potranno mai combinare, se metà di loro non sapeva nemmeno se ci sarebbe stata oppure no?
Quelli che pensavano di essere venduti, giochino per farla pagare a chi li voleva vendere. Quelli che capiscono i sacrifici dei tifosi (che prendono 1.000 o 1.500 euro al mese e ne spendono un decimo o un ventesimo per andare a soffrire insieme a chi è pagato cinque o dieci volte tanto), giochino per i tifosi. Quelli come Grillo che a Siena sono stati bollati, si vendichino di chi li ha bollati. Quelli come Gautieri o come molti dei suoi, che con il Cesena hanno sbagliato tutto, oggi azzecchino tutto, chiudendoci la bocca.
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