Roma, 17 giu. (TMNews) – “Chiamarlo sottobosco della politica a mio avviso sarebbe far torto alla politica. Anche se certe volte ti viene il sospetto che la politica di questo Paese possa funzionare in questo modo. E cioè a forza di ricatti”. Lo afferma, in un colloquio con il Corriere della Sera, l’ex pm delle inchieste sulla P2 e di Mani Pulite, Gherardo Colombo, sottolineando che per la politica è “letale il peso dei ricatti”.
Colloquio che parte dall’inchiesta sulla cosiddetta P4, e sulle analogie con ‘Propaganda 2’: “Non so che uso ne facesse, ma la P2 era in possesso di notizie riservate o segrete, idonee a condizionare le persone e forse anche le istituzioni”. Ed è “possibile, specie quando i nominativi ricorrono” che anche oggi si ripeta quello che succedeva all’epoca. Il riferimento è a Luigi Bisignani, che Colombo incontro più volte, dalla P2 alla maxi-tangente Enimont: “Ricordo che quando nel 1993 chiesi la sua cattura il gip la autorizzò, lui si trovava in Gran Bretagna: Scotland Yard disse di aver bussato alla porta senza trovarlo e se ne andò…”. Tuttavia il confronto tra P2 e P4 “è molto difficile da fare” perchè la prima “era una organizzazione capillare: quando portammo al presidente del Consiglio Forlani le liste, venne ad aprirci uno che ne faceva parte…”.
Quanto al coinvolgimento nelle inchieste dell’ultimo anno e mezzo di magistrati passati alla politica, secondo Colombo “se un magistrato intende darsi alla politica dovrebbe rispettare almeno due condizioni. Primo dovrebbe lasciare passare una quantità di tempo di una certa consistenza tra la fine dell’esercizio delle funzioni giudiziarie e il passaggio all’esercizio di quelle politiche. Secondo, la sua scelta dovrebbe essere a quel punto senza ritorno, deve dimettersi dalla magistratura, non deve più poter tornare indietro”.
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