«Paolo è lassù e sta scrivendo poesie»

Ritrovato ieri in Val Grande il corpo del diciannovenne scomparso il 2 febbraio: fatale una caduta. Il dolore di mamma Fiammetta: «Aveva tanti progetti ma se ne è andato felice, in un luogo che amava»

– Poco prima di ricevere la tragica notizia della morte del figlio, si è messa a rileggere tutti i messaggi che lui le aveva mandato durante l’escursione in Val Grande. Uno è stato spedito alle 2.57 del 30 gennaio e dice: «Sto bene, arrivano i messaggi?». Paolo lo avrà scritto mentre contemplava il cielo pieno di stelle, assorto nei suoi pensieri e nel silenzio della montagna. «Paolo è morto nel posto che amava tanto, me lo immagino lì a scrivere poesie – dice Fiammetta – Paolo non voleva morire, aveva ancora tanti progetti davanti a sé. Ma devo pensare che se ne è andato contento, mentre faceva le cose che amava. Questo pensiero deve essere la mia forza».

Paolo, studente di filosofia di 19 anni, risultava disperso dal 2 febbraio, quando non si è presentato all’appuntamento con la madre, che lo aspettava a Cicogna. Da quella data a ieri si sono susseguiti numerosi avvistamenti che hanno rinnovato giorno dopo giorno la speranza che Paolo fosse vivo. Ma la famiglia Rindi cercava un riscontro vero a cui aggrapparsi, un’ancora di salvezza che non arrivava mai, da qui la scelta di riprendere le ricerche in Val Grande, dove il ragazzo aveva più probabilità di trovarsi. Ieri 30 soccorritori esperti e , il papà di Paolo, sono partiti per la Val Grande. La montagna ha restituito il corpo del giovane quasi subito, mettendo fine a un’attesa fatta di continue illusioni e disillusioni. Un gruppo di guardie provinciali, abituate ad andare in cerca di bracconieri e a scorgere tracce umane nella boscaglia, ha notato uno zaino nei pressi di sentiero secondario. In un punto che si trova a due chilometri da Cicogna e a un’ora e mezza di cammino dal bivacco del Gufo (in località Curgei). Dopo lo zaino, giù per una scarpata ripida, c’erano il guanti e la giacca mimetica. «Il corpo di Paolo si trovava a 40 metri di distanza dalla linea di caduta, nell’acqua di un affluente del rio Pogallo» afferma , guida della decima delegazione Val d’Ossola del soccorso alpino. Tutto fa pensare che il giovane escursionista sia stato tradito dal terreno ghiacciato sotto le foglie, che abbia perso l’equilibrio e che sia caduto giù per la scarpata. Un’altra ipotesi, meno credibile vista l’esperienza, è che Paolo abbia cercato una strada alternativa al sentiero e sia scivolato. Le ferite raccontano che Paolo ha battuto la testa, morendo sul colpo. Consola sapere che non è rimasto intrappolato da qualche parte ferito. Non ha gridato aiuto senza che nessuno lo sentisse. È passato dalla vita a diventare parte di quella montagna che amava, in un attimo.

«Non si può pensare ad altro che a un incidente – spiega Gasparini – Il bivacco di Curgei lo avevamo esplorato il primo giorno, senza trovare segni della presenza del giovane. Ma su quel sentiero non eravamo mai stati: si tratta di un sentiero vecchio che un tempo era collegato al ponte della Buia. Magari Paolo lo ha imboccato pensando che fosse la via principale». Poco lontano da dove ha perso la vita Paolo, è morta, vissuta tra il 1875 e il 1947, nonchè protagonista del libro «a piedi scalzi» di . Sofia è il simbolo delle donne alpigiane vissute nei secoli scorsi in Val grande. Sofia significa anche «sapere». È come se Paolo l’avesse seguita, nell’amore per la conoscenza e in quello per la montagna.