VARESE Una famiglia straziata dal dolore. Maria e Ovidio Giacomini, all’indomani della tragica notizia data loro dagli inquirenti circa la sorte del figlio Giovanni, non riescono a darsi pace. Dalle prime informazioni, sembrerebbe che il giovane 31enne di Capolago, scomparso da casa lo scorso 29 aprile, si sia tolto la vita quella stessa sera, rifugiandosi tra le mura di un edificio dismesso che un tempo ospitava la trattoria Caminaccio. Un edificio che era stato controllato più volte anche da Ovidio senza però alcun esito. Ora i genitori attendono con pazienza i risultati dell’autopsia per poter far chiarezza sulle cause della morte. Una tragedia, quella di questo ragazzo, che sembra lasciare ancora qualche zona d’ombra. Sono i genitori di Giovanni che, in primis, non riescono a credere all’ipotesi di suicidio. «Non lo avrebbe mai fatto – ripete in lacrime la signora Maria – Continuo a pensare che questa terribile storia ne nasconda un’altra, ancora tutta da chiarire. Ci sono ancora troppi interrogativi legati a quella notte. Troppi i dettagli ancora confusi». Già. Dubbi che non hanno mai abbandonato i genitori e gli investigatori. Uno su tutti, la questione legata ai farmaci, con ogni probabilità potenti sedativi. «Quel tipo di farmaci non si possono acquistare senza presentare una regolare ricetta medica – ha ricordato ancora una volta Maria – E allora, come ha fatto a ottenerli mio figlio? Qualcuno glieli avrà dovuti pur dare e questo significa che c’è chi sa qualcosa e ancora non ha parlato». Inoltre Giovanni, la notte della scomparsa, aveva detto al signore della paninoteca alla rotonda dei ciclisti, di aspettare un collega. Un particolare su cui i genitori continuano a
riflettere: «Giovanni è stato chiaro quella volta – ha dichiarato Daniele, il gestore del chiosco dei panini – Èarrivato intorno alle 2 di notte, forse un po’ prima, a bordo di un taxi. Si è fermato per mangiare un panino con hamburger e ha preso un tè alla pesca. A me era parso tranquillo». Nessun segno di disagio, nessun discorso che facesse presumere un gesto estremo. Eppure da lì a poco Giovanni sarebbe sparito nel nulla per poi essere ritrovato cadavere trentaquattro giorni dopo in una cascina in disuso a pochi metri dalla casa di via del Porticciolo. Una costruzione controllata anche dal padre del 31enne, Ovidio, che ora non riesce ad accettare la terribile verità: «Sono passati tutti questi giorni e Giovanni si trovava a pochi passi da noi – quasi sussurra Ovidio, allo stremo delle forze – Mi ero recato personalmente in quella cascina per cercarlo. Ci sono andato due volte, insieme a mio fratello. Siamo saliti al piano superiore – racconta – e ho avuto modo di controllare anche sul tetto. Ma non lo abbiamo visto. Se lo avessimo trovato subito – continua a ripetersi – forse avremmo potuto salvargli la vita». Ma Giovanni giaceva in un’altra stanza, nel lato opposto dell’edificio diroccato. Accanto al corpo del giovane, gli inquirenti hanno trovato una lattina di aranciata, alcolici, flaconi di medicinali, un ombrello e lo zainetto con cui il giovane era uscito di casa. Intanto, ieri mattina, amici e parenti si sono recati dai genitori e dai fratelli di Giovanni, Nadia e Plinio, per le condoglianze. Lunedì mattina invece, Maria e Ovidio saranno chiamati alla dura prova del riconoscimento del figlio.
Benedetta Magistrali
f.iagrossi
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