Milano, 27 mag. (Apcom) – Dieci anni di reclusione confermati, un risarcimento di 105 milioni di euro: dopo sei ore di riunione in camera di consiglio i giudici della seconda sezione della corte d’Appello di Milano hanno ribadito la condanna per Calisto Tanzi, l’ex patron di Parmalat accusato di aggiotaggio, falso in revisione e ostacolo alla Consob in relazione al crac della multinazionale alimentare fallita il 27 dicembre del 2003 per 15 miliardi di euro. La difesa promette ricorso in Cassazione.
La procura generale con Maria Elena Visconti e la procura con
Eugenio Fusco avevano chiesto la condanna a 11 anni di
reclusione, 2 anni in meno di quella che era stata la richiesta
dell’accusa in primo grado, a causa di episodi per i quali nel
frattempo era intervenuta la prescrizione.
La sentenza di secondo grado è una via di mezzo tra la ricostruzione della procura e il verdetto del Tribunale che aveva condannato il solo Tanzi, ma vanno considerati nel conto anche i numerosi patteggiamenti di altri imputati, tra i quali i componenti del collegio sindacale della società.
La differenza rispetto alla decisione del Tribunale del dicembre 2008 sta tutta nella condanna di due imputati assolti in primo grado. Si tratta di Luciano Silingardi, membro “indipendente” del Cda di Collecchio che ha avuto 3 anni, e di Giovanni Bonici, responsabile di Collecchio che ha preso 2 anni e 6 mesi. In solido con Tanzi, Bonici e Silingardi dovranno risarcire le parti civili con circa 105 milioni di euro, il 30 per cento del danno contro una richiesta che ammontava al 40 per cento. Rischia però di restare un risarcimento teorico: Tanzi, un tempo uno degli uomini più ricchi d’Italia, ora risulta nullatenente, al di là dei quadri e delle opere d’arte sequestrate dalla guardia di Finanza.
Da un punto di vista “politico” la parte più importante della sentenza è quella che esclude il coinvolgimento di Bank of America, dal momento che sia le parti civili sia la difesa dell’ex patron fin dall’inizio avevano puntato ad allargare le responsabilità. Ma i giudici continuano a non sposare questa tesi.
AquFrk
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