Roma, 5 giu. (TMNews) – Si sono aperte regolarmente le urne per il ballottaggio delle presidenziali peruviane in programma oggi, che vede di fronte il candidato nazionalista Ollanta Humala – che ha conquistato il primo turno con il 31,39% delle preferenze – e la conservatrice Keiko Fujimori, figlia dell’ex presidente Alberto, al 23,5%. Gli aventi diritto al voto sono circa 20 milioni: i seggi si chiuderanno alle 16 ora locale, le 23 in Italia.
Nonostante gli otto punti percentuali di differenza al primo
turno, Humala non può tuttavia essere considerato l’ovvio
favorito: già nel 2006 si presentò in forte vantaggio per poi
venire sconfitto al ballottaggio da Alan Garcia, appoggiato da
buona parte della classe media spaventata da una campagna
radicale vicina alle posizioni espresse da Hugo Chavez.
Per questo Humala – che nel 2000 fu protagonista di un fallito
golpe contro Fujimori, alla testa di qualche decina di reclute –
si è presentato quest’anno su posizioni molto più moderate,
invitando tutte le forze politiche e sociali ad unirsi al suo
progetto pur a costo di promettere “numerose concessioni”. Dalla
sua ha un risultato migliore del previsto nelle regioni a lui
più favorevoli, come il sud e le zone andine, ma anche un secondo posto a Lima dove ha raccolto più voti rispetto a cinque anni fa: gli ultimi sondaggi danno tuttavia i due candidati testa a testa.
A favore di Humala potrebbe giocare la figura di Fujimori, l’ex
presidente condannato a 25 anni di reclusione e che rimane una
figura assai controversa: non pochi pensano che l’elezione di
Keiko non farebbe che riportarlo al potere indirettamente, tanto
più che la Corte Costituzionale ha rimandato al sentenza su un
appello contro la condanna a dopo il voto.
Sia come sia, l’esito delle concomitanti politiche assicura che
nessuno dei principali partiti otterrà la maggioranza assoluta,
anzi il “Gana Perù” di Humala dovrebbe risultare la terza forza,
con una ventina di deputati: una situazione che per molti
analisti potrebbe trasformarsi in un vantaggio, obbligando le
parti a cercare un compromesso respingendo posizioni più estreme
al contrario di quanto avvenuto in Venezuela, Bolivia o Ecuador,
con Parlamenti dominati dai partiti presidenziali.
(Fonte Afp)
Mgi
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