Piano amianto Record di Varese

VARESE Dei 62 edifici lombardi in cui la Regione valuta prioritaria la bonifica dell’amianto, uno su tre è in provincia di Varese. Un primato niente affatto edificante per il nostro territorio che compare una ventina di volte nella lista speciale contenuta all’interno dell’ultimo Piano regionale amianto Lombardia (Pral 2009) che ha censito in tutto 44.004 siti con presenza di amianto, di cui 1.663 particolarmente pericolosi perché la sostanza cancerogena sarebbe in grave stato di deterioramento.

In particolare nella «black list» sono finite dieci scuole superiori e sette ospedali del Varesotto, oltre a una chiesa, il depuratore di Cairate e la ex Polveriara di Taino.

«Il problema dell’amianto è molto serio e ce lo portiamo dietro da mezzo secolo, e cioè da quando negli anni ’60 e ’70 questa sostanza per le sue proprietà coibentanti, ignifughe e di resistenza, fu ampiamente utilizzata nella costruzione di immobili civili, pubblici e privati», spiega Duccio Calderini, responsabile dell’unità operativa di igiene industriale dell’Asl di Varese. «Purtroppo ai tempi si ignoravano

gli effetti nocivi e cancerogeni di questa sostanza, o meglio, chi li conosceva ha taciuto, e così fino agli anni ’80, prima di essere definitivamente bandito, l’amianto è stato impiegato largamente non solo nelle coperture di eternit o cemento, quindi in forma solida, compatta e perciò meno pericolosa, ma anche spruzzato sulle pareti come fosse intonaco, dunque friabile e molto pericoloso», aggiunge.

L’amianto infatti è pericoloso nel momento in cui le sue fibre vengono inalate e raggiungono i polmoni: «Le persone più esposte, e quindi gli operai che lavoravano alla produzione o alla tessitura di amianto erano colpiti da gravi patologie polmonari, mentre chi vive a contatto con l’amianto rischia di sviluppare, anche dopo 30 o 40 anni dall’esposizione il mesotelioma, che è un tumore raro, rapido e incurabile dei polmoni». Per tenere monitorata la situazione la Clinica del lavoro di Milano tiene un registro aggiornato dei casi di mesotelioma, di cui si prevede un picco entro il 2011. Un elenco in cui si incontrano non solo operai che lo lavoravano (a Varese quelli della Magnesia), ma anche i loro familiari, mogli e figli che entravano in contatto con le loro tute. «Ci sono poi molte operaie dell’industria tessile, perché i freni delle macchine da cucire contenevano amianto – spiega Calderini – ma nessuna insegnante, per esempio, come invece è capitato altrove».

f.tonghini

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