Trovata la quadra sulla pedonalizzazione di pazzia Giovane Italia. La zona sarà chiusa al traffico, anche dei residenti, solo in alcune fasce orarie e gli interventi sull’arredo urbano saranno fatti gradualmente.
Contenti i commercianti, ma Fiab Ciclocittà, Legambiente e Uisp vogliono «la pedonalizzazione subito».
Dopo mesi di incontri e scontri tra commercianti e amministrazione, finalmente si è trovata la soluzione ideale per mettere tutti d’accordo.
Come sempre la ragione sta nel mezzo e tra la chiusura immediata della piazza e delle vie Donizetti e Rossini (come deliberato un anno fa dal consiglio comunale) e il non fare nulla (come auspicato dai commercianti della zona), si è deciso di chiudere per metà.
Ovvero, di bloccare l’area al traffico solo in alcune fasce orarie: nella pausa pranzo e alla sera. Durante le ore di pedonalizzazione sarà vietato circolare nel ferro di cavallo e sostare negli stalli blu, anche per i residenti.
Non molto comodo per chi sarà costretto a spostare l’auto due volte al giorno, ma così è meglio di niente. Anche perché l’alternativa era la chiusura totale e senza i lavori di riqualificazione dell’area. Quello che premeva di più ai commercianti infatti, era che l’area non venisse abbandonata, ma che alla chiusura della circolazione delle auto seguissero interventi di abbellimento della zona, con una pavimentazione degna di un’area pedonale, un arredo urbano e dei fiori.
Garanzie che l’amministrazione, in un momento di difficoltà economica, non poteva dare. «Sono stati tutti disponibili al dialogo, compresa l’opposizione – spiega , fiduciario Ascom – Ci sono voluti parecchi incontri, ma condividendo il presupposto di base che era la pedonalizzazione, siamo riusciti a venirci incontro e trovare un accordo». Chiusura a fasce orarie e lavori di riqualificazione scaglionati.
Non sembrano invece voler scendere a compromessi i rappresentanti di Fiab Ciclocittà, Legambiente e Uisp, che vogliono che la piazza sia chiusa subito, anche senza garanzie. «Subito la pedonalizzazione – scrivono in un comunicato – Pensiamo che anche Varese possa diventare come molte città svizzere ed europee delle stesse dimensioni: più a misura d’uomo, anzi di bambino, che a misura d’auto».
Perché questo accada, secondo le tre associazioni, bisogna decidere che la «promozione della cosiddetta Mobilità Nuova sia il centro di una diversa pianificazione della città, in cui l’auto e le relative infrastrutture non occupino tutto lo spazio a disposizione della comunità».
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