Roma, 5 ago. (TMNews) – L’economia italiana non arretra ma non dà quei segni di ripresa che sarebbero necessari per uscire dalla crisi e togliere ossigeno alla speculazione che sta prendendo di mira i nostri titoli pubblici. La conferma arriva dai dati su pil e produzione industriale diffusi oggi dall’Istat che fotografano una situazione che l’economista Giulio Sapelli definisce di “stagnazione”: considerazione condivisa da Confcommercio e Confesercenti che parlano di “economia ferma”.
Nel secondo trimestre dell’anno il pil è aumentato dello
0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% rispetto al
secondo trimestre 2010 mentre nel primo trimestre del 2011 si era registrato un incremento congiunturale dello 0,1% e tendenziale dell’1%. Più negative le indicazioni arrivate dal fronte della produzione industriale che a giugno ha proseguito la frenata con una frenata dello 0,6% rispetto a maggio mentre, sul giugno 2010 ha registrato un incremento dello 0,2%. Nel secondo trimestre 2011 l’indice è invece aumentato dell’1,5% rispetto al trimestre immediatamente precedente. E per i prossimi mesi le previsioni sono tutt’altro che positive: il Centro studi di Confindustria stima infatti a luglio una riduzione della produzione industriale dello 0,4% su
giugno.
Secondo Sapelli, “dal 2007, siamo entrati in una grande depressione profonda. Siamo in una crisi profonda e alla fine dell’abisso ci aspetta una grande stagnazione come in Giappone da 15 anni”. Per uscirne, spiega, “tagliare le tasse e alzare l’età pensionabile”. Sulla stessa linea Confcommercio secondo il quale il dato Istat sul Pil dimostra che “la nostra economia è drammaticamente ferma. Infatti il tenue incremento congiunturale dello 0,3% nel secondo trimestre non può essere considerato sufficiente a riavviare lo sviluppo”. Non difforme
è l’analisi della Confesercenti che osserva come il pil “al rallentatore segnala che alla turbolenza sui mercati si affianca un’economia reale in difficoltà. In entrambi i casi è fortemente dannoso il clima di incertezza e la mancanza di decisioni coraggiose e rapide”. Per uscire dalla stagnazione, infine, Federconsumatori e Adusbef chiedono “un urgente, deciso e drastico cambio di rotta” prevedendo una “manovra all’insegna dell’equità e della responsabilità, per impedire un’ulteriore contrazione del mercato che avrebbe effetti fatali sull’economia del nostro Paese”.
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