«Questo alla fine sarà l’inverno più piovoso degli ultimi 48 anni». A dirlo non sono solo gli esperti del Centro Geofisico Prealpino, ma sono i millimetri di acqua caduti da dicembre ad oggi a parlare da soli. Infatti, se la media delle piogge nei mesi di gennaio e febbraio si è sempre attestata intorno ai 79,8 millimetri nel primo caso e agli 81,2 nel secondo, quest’anno a gennaio sono caduti 233,9 millimetri di acqua, mentre a febbraio abbiamo già raggiunto quota 153.
Il record è del mese di febbraio del 1974, con 277,8: in quell’anno da dicembre a gennaio caddero 569,4 millimetri di pioggia. Secondo quanto stimato dai meteorologi del Campo dei Fiori l’inverno meteorologico (dicembre-febbraio) 2014 arriverà a superare persino quello del 1974.
«È molto raro che si verifichi una situazione del genere – spiegano dall’osservatorio meteo – Le consistenti piogge che si sono abbattute in questi due mesi sono state davvero eccezionali. E la perturbazione non è ancora cessata: oggi ne arriverà un’altra, i cui effetti si protrarranno probabilmente per un paio di settimane ancora».
Una situazione non comune che, a lungo andare, potrebbe avere delle ripercussioni anche sull’agricoltura e sulla gestione delle fattorie del territorio.
«Non essendo questo il periodo della fioritura è difficile capire se ci saranno ripercussioni, è ancora presto per fare delle stime – spiega Giuliano Bossi, direttore di Confagricoltura – Al momento sono i cereali a semina autunnale come orzo o frumento, piantati a novembre, a non godere proprio di ottima salute a causa di tutta questa acqua».
Nelle aziende agricolee zootecniche si registrano per ora solo alcune difficoltà: «L’acqua piovana finisce tutta nelle cisterne di liquame – aggiunge Bossi – e sta creando qualche problema nella loro gestione».
E anche il terreno risente della piovosità eccezionale. Dalle aree di montagna alle valli, fino alle pianure, le infiltrazioni potrebbero aver cambiato radicalmente la mappa del rischio idrogeologico. Le cartografie che mappano il Varesotto sono datate e non vengono aggiornate dal 2004: oggi potrebbero davvero non corrispondere più alla reale conformazione del territorio. Una situazione delicata che interferisce sugli interventi guidati dalla Protezione civile, costretta a muoversi in autonomia e su segnalazione.
«Qualche frana si sarà verificata sicuramente – aggiunge Siciliano – ma finché non avremo il quadro completo non possiamo dire quali altri grandi cambiamenti la pioggia battente abbia determinato sul territorio». Sarà il nuovo piano della Protezione civile, che l’amministrazione ha affidato alla Croce Rossa, a ridisegnare la mappa delle zone ad alto rischio idrogeologico. Un documento atteso da anni e mai come ora indispensabile e urgente.
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