Pirati; Nato prepara nuova missione, Italia resta in quadro Ue

Pirati; Nato prepara nuova missione, Italia resta in quadro Ue


Roma, 10 giu. (Apcom)
– La Nato prepara una nuova missione “a
lungo termine” per la lotta alla pirateria nel Golfo di Aden e
nelle acque limitrofe alle coste della Somalia: il progetto sarà
discusso al vertice dei ministri della Difesa dei paesi membri
dell’Alleanza, che si svolgerà a Bruxelles giovedì e venerdì
prossimi, dopo la recente approvazione di una direttiva della
Nato che autorizza di fatto l’inizio della pianificazione della
nuova operazione.

Una missione alla quale non dovrebbe prendere parte l’Italia
che, viceversa, rafforzerà la sua presenza nella missione
Atalanta dell’Unione europea inviando nel Golfo di Aden il
pattugliatore ‘Comandante Borsini’, in aggiunta alla ‘Maestrale’.
Nell’area del Corno d’Africa, tra l’altro, si trova anche la ‘San
Giorgio’, nave di assalto anfibio impegnata in attività di
perlustrazione. Quest’ultima, che non risponde alla linea di
comando Ue, “opera comunque in coordinamento con Nave Maestrale,
con la quale è in costante contatto per un necessario scambio di
dati e informazioni”, riferiscono fonti militari.

Battezzata ‘Scudo Oceanico’, secondo una fonte diplomatica Usa citata da El Mundo la nuova missione della Nato sarà operativa “a partire dal primo luglio”, dopo la conclusione dell’operazione attualmente in corso, il 28 giugno prossimo. Gli Stati Uniti, che partecipano già con Portogallo, Canada, Olanda e Spagna alla ‘Allied Protector’, “si sono impegnati” a sostenere la nuova missione Nato fornendo “appoggio

logistico aggiuntivo, strumenti per le comunicazioni di intelligence e, possibilmente, navi”. E adesso Washington spera che i paesi alleati possano fare altrettanto. “Speriamo che i nostri alleati contribuiscano agli sforzi contro la pirateria. Chiediamo più di due navi per due settimane. La posizione americana è che è importante per la Nato continuare i suoi sforzi contro la pirateria”, ha spiegato la fonte statunitense.

L’Alleanza, comunque, ha lasciato intendere che la preparazione
di una “missione a lungo termine richiede tempo” e al momento non
è dato sapere quante fregate (cinque quelle impegnate in ‘Allied
Protector’) parteciperanno alla missione. In ogni caso, ha
commentato una fonte, “con ogni probabilità la missione sarà
superiore” in termini di sforzi e contributi a quella attualmente
in corso. D’altra parte, la Nato dovrà risolvere anche alcune
questioni legali, in riferimento soprattutto all’eventuale
arresto di pirati somali. Fonti diplomatiche hanno spiegato che
l’Alleanza dovrebbe stipulare “prima possibile” un accordo simile
a quello che l’Unione europea ha raggiunto con il Kenya per il
trasferimento dei predoni catturati in mare durante la missione
Atalanta.

Le fonti hanno riconosciuto che la Nato è costretta ad
affrontare “maggiori difficoltà” dell’Ue a “negoziare un accordo
legale” di questo tipo perché “non possiede le risorse”
finanziarie destinate dall’Unione europea al Kenya. “L’Ue
finanzia le prigioni e il sistema giudiziario del Kenya”, ha
precisato un diplomatico, assicurando però che “l’Alleanza è in
grado di elaborare una bozza di mandato legale” per far fronte al
problema del fermo dei predoni senza che le Nazioni Unite diano
il loro assenso alle detenzioni o forniscano la copertura legale.
“Non abbiamo la necessità di un intervento Onu. La Nato può
elaborare la sua bozza di mandato legale”, ha confermato la
fonte.

Dal canto suo l’Italia dovrebbe rimanere fuori dalla nuova
missione dell’Alleanza, come già avvenuto per l’operazione
‘Allied Protector’. Ma mentre il negoziato per il rilascio degli
ostaggi del Buccaneer (10 italiani a bordo della nave sequestrata
in aprile) resta in una fase di stallo, il nostro paese
rafforzerà comunque la sua presenza nel Corno d’Africa nel quadro
dell’operazione Atalanta dell’Ue. La Marina militare schiererà
infatti il pattugliatore ‘Comandante Borsini’, proprio in questi
giorni in transito nell’area.

La nave è attualmente impegnata in attività di scorta del
pattugliatore ‘Fateh’ della Marina militare irachena ed ha come
sua destinazione finale il Golfo Persico. Ma secondo quanto
appreso da Apcom, al termine della sua missione, potrebbe
fermarsi per qualche tempo al largo delle coste somale al fine di
fornire un ulteriore contributo alla lotta alla pirateria. E
proprio oggi, incontrando il premier somalo Omar Abdirashid Ali
Shermarke, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha confermato
che l’Italia è “pronta a rafforzare il suo impegno, insieme ai
Paesi partner, per contrastare il fenomeno della pirateria”, che
ha “raggiunto ormai proporzioni intollerabili”. Un fenomeno, ha
evidenziato, che “è solo una parte del problema, la punta
dell’iceberg” di una “crisi politica, socio-economica e di
sicurezza”, che va affrontata sulla terraferma.

L’operazione della ‘Comandante Borsini’, che ha già ricevuto la
necessaria approvazione dei vertici militari, è adesso nelle mani
del ministro della Difesa Ignazio La Russa, che dovrebbe
autorizzare l’intervento a breve. “Se ne sta discutendo, ma
sarebbe la decisione più logica”, riferisce una fonte. “Come
sempre tutto è legato ai fondi. Al momento la nave è finanziata
soltanto per la sua attività di scorta del ‘Fateh’. Quindi
bisognerebbe stanziare nuovi fondi per la sua nuova
destinazione”.

Altra questione è l’ambito giuridico entro il quale la nave sarà
chiamata ad operare. Il pattugliatore sarà inquadrato
nell’operazione Atalanta. Ma se dovesse imbattersi in
un’operazione antipirateria prima che ciò avvenga, “allora la sua
attività sarà svolta in accordo alla Convenzione di Montego Bay,
firmata nel 1982, che fornisce il supporto giuridico per
l’intervento in casi di questo genere”. Tra l’altro, conferma una
fonte, l’articolo 11/35 del Codice italiano della navigazione ha
fatto sua la norma internazionale, garantendo la necessaria
copertura giuridica in caso di intervento della Marina contro i
pirati.

Coa

MAZ

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