«Più conosco Orrigoni, più mi piace»

Bagno di folla - Matteo Salvini tra i varesini: prima in centro per la patronale, poi a Malnate e Albizzate

Matteo Salvini come una popstar nel centro di Varese: «Questa città è il miglior esempio di buon governo per la Lega». Il leader confida nella vittoria di Paolo Orrigoni: «Se la campagna elettorale è sui contenuti, non c’è storia. Orrigoni? Come Parisi a Milano: più lo conosco e più mi convince».

Matteo Salvini sogna la “doppietta” in Lombardia: ecco perché torna a Varese ogni volta che può. Ieri per la festa patronale di San Vittore, un appuntamento a cui la sezione teneva molto per portare Salvini in mezzo ai varesini, ma che è stata anche l’occasione per “agganciarci” il pranzo di Radio Padania all’Atahotel e una serie di bagni di folla negli altri Comuni che vanno al voto, da Malnate ad Albizzate, fino all’adunata con i candidati alle amministrative al Monastero di Cairate.
«È una bella campagna elettorale, serena – dice Salvini della sfida di Varese – non ci sono i casini che ci sono altrove, ed è molto centrata sui contenuti. E sui contenuti, su quello che abbiamo fatto e che faremo, vinciamo». Per il candidato sindaco una promozione a pieni voti: «Mi piace – ammette Salvini – più lo conosco, più ci parlo e più parla con la gente e più mi convince. Poi non conosco il candidato della sinistra di Varese e non lo giudico, per carità, ma quello di Milano più va in giro e più perde voti». Anche perché, dice rivolto ad Orrigoni, «fare il sindaco a Varese è bello. Io ci farei la firma». L’assessore ricandidato Sergio Ghiringhelli ammette: «Io Paolo lo chiamo già sindaco. C’è solo da capire se al primo o al secondo turno». Salvini coglie la palla al balzo: «Meglio se vincete al primo turno, così riuscirei a dedicarmi ad altre città per il ballottaggio». La vittoria qui è da portare a casa, senza se e senza ma: «Varese per la Lega rappresenta il miglior esempio di buon governo». È il cuore, è la storia del Carroccio. Tanto che al Ghezzi in corso Matteotti, dove il “Capitano” si ferma per un caffè, arrivano Roberto Maroni e Attilio Fontana, mentre all’Atahotel ad aspettare Salvini c’è Umberto Bossi.

«Non ho mai visto il Sacro Monte» ammette Salvini, con Orrigoni che si offre per accompagnarlo con la sua moto in giro per le bellezze della città. Alla libreria del Corso, il leader leghista entra e chiede il suo libro “Secondo Matteo”, già oggetto di contestazioni nei primi giorni di uscita: «Terminato». Un buon segno. In pochi, pochissimi, lo contestano. «Siete penosi, uno e due» dice un giovane che cammina di fretta sotto i portici. «Siamo in quattro» gli risponde Salvini. «Lei è penoso, e solo» aggiunge Fontana. In piazza San Vittore, dove i gruppi folk che hanno sfilato per la patronale, il “Capitano” dà il meglio di sé, mettendosi a suonare la tromba e a cantare le canzoni popolari in mezzo alla gente. Paolo Orrigoni, nel vedere la smania delle persone di stringergli la mano e farsi fotografare, strabuzza gli occhi. «La gente lo ama» ammette un militante leghista. «Mentre Renzi e la Boschi se la fanno con i banchieri, io preferisco stare tra la gente semplice» ammette Salvini. Ha già promesso di tornare per la chiusura della campagna elettorale.