Primarie, i fantastici 4 forse diventano 5: giochiamo la partita più attesa dell’anno

Matteo Inzaghi (Rete 55) traccia l’identikit dei candidati (Spatola in stand-by): «De Simone poliedrico, Marantelli prende voti a Peppone e Don Camillo, Zanzi un bulldozer, Galimberti tessitore grintoso»

Primarie del Pd e di Varese 2.0, al via la sfida. Ecco i quattro (o forse cinque) candidati. Ve li presentiamo insieme al direttore di Rete55 : «Competizione vera».

Ufficialmente i candidati Pd che ieri, alla scadenza, hanno presentato un numero di firme di iscritti sufficienti per essere ammessi alla primarie sono due, e , a cui si aggiunge il candidato di Varese 2.0 . Ha chiesto di essere candidato come indipendente anche , che non si è reiscritto al Pd e che sta raccogliendo le firme in vista della seconda scadenza del 12 novembre. Infine c’è il “caso” : entrato in gioco in extremis, ha raccolto una trentina di firme di iscritti sulle 48 necessarie, ma ha chiesto di poter far pervenire la ventina di firme mancanti insieme a quelle (da 250 a 350) da raccogliere in città. Oggi si decide. Ma chi sono i quattro (o cinque) esponenti della coalizione che il 13 dicembre proveranno a sfidarsi per conquistare la candidatura a sindaco? Una sfida che, come sostiene uno dei “padri nobili” del Pd varesino , «è una partita aperta, con una sottovalutazione» dei rivali di Marantelli «che non corrisponde alla realtà». Matteo Inzaghi ci aiuterà a conoscere meglio i partecipanti alla corsa, che lui stesso definisce «una vera competizione».

Di Daniele Marantelli si sa tutto o quasi. 62 anni, sposato con due figli, diplomato all’istituto tecnico commerciale, ha lavorato in banca (e ha esordito nell’85 in consiglio comunale) prima di dedicarsi anima e corpo alla politica: dal ’95 consigliere regionale per due mandati, poi un anno ancora in banca e dal 2006 deputato per tre mandati, oggi è tesoriere del gruppo del

Pd a Montecitorio. È il più conosciuto di tutti, come Attilio Fontana nel 2006, ma rischia di diventare un bersaglio grosso, visto che anche i grillini lo hanno già preso di mira. «Carismatico – lo descrive Inzaghi – sa prendere voti da Peppone e pure da Don Camillo e parla con la stessa franchezza al presidente della Repubblica come alla “sciura” di Bobbiate».

Daniele Zanzi, 62 anni, laureato in scienze agrarie a Piacenza, vive, studia e lavora a Varese. Sposato, ha due figli. Laureato in agronomia, ha fondato Fitoconsult, prima azienda specializzata in Italia per la cura degli alberi, attività che gli ha permesso di ottenere una lunga serie di riconoscimenti internazionali, ma anche di presiedere la commissione del paesaggio del Comune di Varese. «Bulldozer – lo definisce Inzaghi – per un programma che mira ad azzerare l’eredità dei due mandati di Fontana ricostruendo un nuovo concetto di città, partecipazione e attivismo politico».

Dino De Simone ha 42 anni. Nato a Varese, vive a Comerio, sposato con un figlio di dieci mesi. Una vita dedicata all’ambiente: laureato in scienze ambientali, una carriera professionale in Regione Lombardia (oggi a Infrastrutture Lombarde, dove si occupa di energia), già presidente di Legambiente. È stato in consiglio con i Ds dal ’97 al 2005. «Volto storico degli ambientalisti varesini, è capace di alternare gli schemi tipici dell’ingegnere cervellotico alla comodità dei camicioni a scacchi e degli scarponi di montagna».

Il più giovane è Davide Galimberti, 39 anni (uno in meno di Matteo Renzi), varesino doc, sposato con due figli. Laureato in giurisprudenza all’Insubria, con dottorato: è avvocato amministrativista e docente a contratto di giustizia amministrativa all’università di Varese. «Esperto tessitore di relazioni esterne al partito, ha la determinazione di chi ha in tasca la ricetta della buona Varese».

Infine, anche se ancora “sub judice”, c’è Francesco Spatola: 65 anni tra un mese, è sposato senza figli. Laureato in sociologia a Trento, ha lavorato in Comune per 36 anni, prima come funzionario amministrativo e poi come dirigente in vari settori, prima di essere «costretto» al pensionamento, due anni fa, per via di una norma scattata con il governo Letta. «Altrimenti sarei ancora al lavoro in Comune – dice di sé – ma chissà che non sia stata l’occasione per un impegno in un ruolo diverso».