– Introdurre la figura dell’infermiere di quartiere per rendere Varese una città sempre più solidale. E per garantire alla popolazione anziana, in costante aumento, l’assistenza che oggi non risponde appieno a tutta la domanda. , candidato sindaco della Lega Civica, ha lanciato questa proposta ieri mattina, durante una visita alla Fondazione Molina, l’istituto che, oltre ad essere casa di riposo, offre una serie di importanti servizi alla popolazione anziana. Ad accompagnare Malerba il presidente della Fondazione , che ha fatto gli onori di casa, e l’assessore a Famiglia e Persona.
«Il problema degli anziani riguarda diversi aspetti – ha detto Malerba – Uno di questi è senz’altro la mobilità. È nel momento in cui la persona non riesce più ad essere autonoma nei movimenti che le istituzioni devono intervenire, fornendo assistenza e servizi. Anche attraverso il confronto con il Molina, come con l’Asl, studieremo una serie di soluzioni concrete per andare incontro a questa categoria di persone. Una di queste può essere l’infermiere di quartiere, da istituire in collaborazione con l’Asl. Accanto all’assistenza medica occorre poi combattere quella che è una piaga che colpisce gli anziani, ovvero la solitudine».
Quindi, siccome uno dei problemi della pubblica amministrazione è quello di reperire risorse da destinare ai servizi sociali, Malerba ha intenzione di istituire un ufficio che si occuperà di seguire tutti i bandi per ottenere fondi da impiegare in questo settore fondamentale.
L’assessore Angelini ha presentato uno spaccato di quella che è la situazione della popolazione varesina. «La popolazione over 65 anni rappresenta ormai il 25% circa dei varesini – riferisce- e parliamo di circa 20mila persone. Gli over 85 sono invece il 4% circa, ovvero 3.200 persone. Insomma, ci troviamo davanti a cifre importanti, per cui l’impegno del Comune dovrà essere sempre di più rivolto al sostegno a questa fascia di popolazione».
Oggi il Comune spende circa 3.040.000 euro per gli anziani, circa il 3,3% del bilancio comunale. «Una cifra che non è bassa guardando la media dei Comuni italiani. Le persone che sono sole e hanno bisogno di assistenza sono circa tremila, secondo i dati di chi si è rivolto ai nostri sportelli».
«Ma i servizi sociali ne hanno prese in carico solo 806. Questo significa che per pudore molte non hanno fatto richiesta di assistenza, dopo essersi informate. Oppure che non ne hanno diritto, perché il loro reddito Isee non glielo consente. Tuttavia, il fatto che il loro reddito sia superiore alle fasce Isee previste dalla legge, tendenzialmente di poco, non le rende completamente autonome. La legge andrebbe riformata».
Infine, l’ultimo dato portato da Angelini riguarda la composizione dei nuclei familiari. Il 65% delle famiglie a Varese è composto da una o due persone. Quindi, il rischio della solitudine e dell’emarginazione è forte. Il presidente Campiotti ha sottolineato l’importanza della Fondazione nel tessuto sociale varesino, la molteplicità di servizi che svolge.
«Abbiamo in serbo una serie di progetti che vogliamo portare avanti per potenziare l’assistenza agli anziani – ha detto Campiotti – che vanno nell’ambito di quei presidi socio assistenziali che siano a portata dei cittadini, anche nella vicinanza. L’occasione di visitare il Molina da parte di un candidato sindaco è importante. E la presenza dell’assessore ha portato ad interessanti spunti di riflessione».













