VARESE «Uso propagandistico delle istituzioni e del consiglio provinciale», «pretesto per far campagna elettorale», «modo sbagliato per compiere una cosa importante come la revisione dello statuto». L’opposizione di Villa Recalcati insorge compatta dopo la mozione approvata in consiglio due martedì in risposta alla sentenza europea sul crocifisso, che propone di inserire nello statuto della Provincia di Varese il riferimento alle «radici cristiane», ma anche «greco romane» e «celtiche».Il documento presentato dal capogruppo leghista Stefano Gualadris, infatti, richiede l’attivazione della commissione affari generali per inserire nello statuto il preambolo: «La Provincia di Varese, riconoscendo nelle radici greco romane, celtiche e soprattutto cristiane il fondamento storico, culturale e religioso che ha edificato nei secoli l’Europa, si dà il presente statuto come norma fondamentale del proprio ordinamento». A Villa Recalcati, Pd, Sinistra l’Arcobaleno e Italia dei Valori hanno duramente criticato l’iniziativa, innanzitutto nel metodo: «Dopo le bandiere padane ai mondiali e i ciclisti alla rotonda di Buguggiate, da parte della Lega siamo di fronte all’ennesimo utilizzo delle istituzioni per scopo propagandistico» dice Mario Aspesi, capogruppo dei democratici, spiegando che il suo partito si era detto disponibile a discutere «seriamente di un tema delicato come la revisione dello statuto» proponendo di partire dall’accordo bipartisan su quello regionale. Ma «alla Lega importava poco dello statuto in sé, interessava solo approvare in tutta fretta un testo scritto
dal segretario provinciale Candiani in risposta alla sentenza del crocifisso, siamo di fronte a un abuso del ruolo del consiglio e dello statuto».Ma poi il testo potrà essere di ispirazione anche per analoghe modifiche nei consigli comunali con rappresentanti leghisti: «Abbiamo capito che le radici culturali e il crocifisso saranno l’argomento elettorale della Lega per distrarre dai problemi veri di questa provincia – attacca Gianpaolo Livetti – ma una modifica allo Statuto si fa in un clima politico culturale e valoriale condiviso, non in questo modo». E poi c’è il merito della questione, ovvero le radici celtiche accostate a quelle cristiane e greco-romane: «Un bel “risotto”, una confusione messa giù a caso, in commissione lavoreremo di fino per trovare le definizioni giuste, ma ora alla Lega interessava solo far approvare una mozione di pura propaganda». Una scelta difesa invece dal presidente della Provincia Dario Galli: «La Lega è l’unico movimento che da sempre difende la matrice cristiana della nostra cultura tanto che, anche in questa circostanza, ha solo ribadito con forza questa sua posizione. Prendo atto invece che altri partiti si sono trovati costretti a saltare su un carro che resta loro poco congeniale. Tant’è che, fatta qualche dichiarazione di maniera, sono sempre in grande imbarazzo quando devono esprimere in maniera inequivocabile una posizione politica». Piero Orlando
s.bartolini
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