Provocazione Pdl a Varese E i giovani cantano l’Inno

Provocazione Pdl a Varese E i giovani cantano l’Inno

VARESE Le note dell’Inno di Mameli invadono il consiglio comunale. Una sorpresa per tutti, soprattutto per gli uomini del Carroccio che pensavano di aver scongiurato questa eventualità, con la bocciatura della proposta del Pd in conferenza capigruppo. La maggioranza, infatti, aveva votato contro l’intonazione dell’Inno in apertura del consiglio. Decisione non condivisa dai giovani militanti del Popolo delle Libertà. Da qui la decisione di protestare pubblicamente durante la prima seduta utile e suonare l’Inno in ogni caso. Quella di ieri sera appunto. «Siamo convinti che il Pdl abbia sbagliato ad assecondare le paturnie degli alleati leghisti – ha spiegato il consigliere Stefano Clerici, portavoce delle istanze dei giovani del Pdl – Se il Carroccio ha dei problemi con l’Inno nazionale non ci deve riguardare. Siamo Italiani, fieri di esserlo e suonare l’Inno all’inizio di ogni seduta è una proposta che si trova perfettamente in linea con i nostri principi. Non accogliere la richiesta, seppur arrivata dall’opposizione, è stato un errore». I ragazzi si sono quindi riuniti fuori da Palazzo, e sventolando le bandiere tricolore hanno fatto partire l’Inno Nazionale e tutto volume. Nessuno, però, si è scomposto in aula. I leghisti non hanno reagito alla provocazione e hanno continuato a seguire gli interventi di apertura. «L’ho trovata una caduta di stile – ha commentato il capogruppo della Lega, Sergio Ghiringhelli -, e lo dico per l’Inno. Non lo si può suonare fuori dall’aula, è comunque un simbolo e lo hanno svilito. Avevano i numeri per decidere di suonarlo

in aula e non lo hanno fatto. Non capisco proprio il senso di questa cosa». Nessuno a dire il vero ne ha colto il significato, neanche l’opposizione. «Non ha alcun senso suonarlo fuori. – ha detto Nicoletti (Ml) – Avrebbero dovuto intonarlo in aula senza cercare di interrompere la seduta. Così lo avremmo apprezzato e ci saremmo fermati tutti per cantarlo». Il gesto non è piaciuto neanche allo stesso Popolo delle Libertà. «Rispetto il loro punto di vista, che è quello di giovani ventenni – ha commentato Roberto Puricelli (Pdl) – ma l’inno va oltre le questioni politiche e non può essere strumentalizzato. Se in conferenza capigruppo si è deciso di votare contro  l’intonazione dell’Inno in apertura di Consiglio, lo abbiamo fatto perché non aveva senso farlo a tre sedute dalla fine del mandato. Non lo abbiamo mai suonato in cinque anni e non ci andava di dare a dito a provocazioni. Consideriamo l’Inno importante e ha valore se suonato in momenti istituzionali significativi. Durante l’ultima seduta avrebbe più senso, adesso creerebbe solo polemiche. Lo facciano con altre questioni, meno simboliche». Nessun capriccio degli alleati leghisti da assecondare, quindi, il Pdl  ha deciso in autonomia di non usare l’Inno di Mameli come strumento politico per creare fratture nella maggioranza.  Non hanno voluto fare buon viso al cattivo gioco dell’opposizione «che ribadiamo – ha concluso Puricelli -, ha portato avanti la mozione solo per metterci in difficoltà nei confronti degli alleati leghisti, notoriamente ostili all’Inno di Mameli». Valentina Fumagalli

s.bartolini

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