Pusher taglieggiato dal boss «O spacci oppure ti ammazzo»

Un incubo durato due anni per un uomo della provincia di Varese, obbligato dal suo “capo”, tramite minacce di morte a lui e ai suoi cari, a fare lo spacciatore

– “O spacci o paghi. Altrimenti ti ammazziamo”. L’incubo è durato due anni per un varesotto motivato ad uscire dal giro della droga ma taglieggiato da un “boss” varesino di 62 anni, con precedenti specifici alle spalle, che di lasciarlo andare proprio non ne voleva sapere. Ora l’estorsore, non più di primo pelo, è in carcere: la vittima alla fine ha detto basta denunciando tutto alla polizia di Stato. Gli agenti della squadra mobile della questura di Varese, coordinati dal pubblico ministero di Varese Flavio Ricci, hanno fatto il resto ammanettando il taglieggiatore. La vicenda è da incubo. Il sessantaduenne pretende dalla vittima il pagamento di una grossa partita di hashish che lo stesso gli aveva imposto di spacciare. Praticamente l’estorsore ha imposto “l’acquisto” dello stupefacente al malcapitato ordinandogli di spacciarlo e ovviamente di pagarlo. La vittima, però, non aveva alcuna intenzione di vendere droga. Da quel giro voleva uscire ma il sessantaduenne lo incateneva a quella realtà. Come? Minacciandolo di morte, minacciando di fare del male a lui e ai suoi cari. La vittima si è trovata così tra l’incudine e il martello. Ha rifiutato di vendere la partita di droga come gli era stato imposto, ma non avendola spacciata non poteva pagare quel debito contratto contro la sua volontà. Per

lui sono stati 24 mesi da incubo durante i quali, per evitare il peggio, insomma per garantirsi l’incolumità fisica, ha in effetti risarcito, tra contanti e pietre preziose 20 mila euro all’estorsore. Una somma decisamente ingente. Una somma tale da lasciare la vittima assolutamente strozzata, senza più disponibilità. Il “boss” però non ne voleva sapere di smettere. Quella partita di hashish non spacciata era motivato a farla fruttare ben oltre il suo normale valore di mercato. Finiti i soldi, finiti i preziosi, l’estorsore ha mirato al solo bene rimasto in possesso della vittima: casa sua. L’estorsore pretendeva che l’abitazione del malcapitato gli venisse di fatto consegnata in modo da poterla utilizzare, anche solo come deposito, per i propri traffici illeciti. La vittima, disperata, a quel punto ha denunciato tutto alla polizia. Ad inizio ottobre lo strozzino è tornato a farsi vivo: voleva ancora denaro. Gli agenti della Mobile già stavano seguendo le indagini. Quella nuova richiesta di pagamento è stata provvidenziale. Gli inquirenti hanno infatti organizzato una consegna controllata. La vittima ha portato i soldi all’estersore effettuando il pagamento sotto gli occhi dei poliziotti. Una volta che il sessantaduenne ha intascato il denaro gli agenti lo hanno arrestato in flagranza di reato. E per lui si sono spalancate le porte dei Miogni.