VARESE «Dovevano prendere come minimo l’ergastolo». Commenta così Denis Catic la sentenza del gup Giuseppe Fazio, che ha condannato a 20 anni e sei mesi di carcere Andrea Bacchetta e Jacopo Merani, i due giovani varesini che il 22 aprile del 2009 uccisero il diciassettenne Dean Catic e lo seppellirono in giardino. Una sentenza che arriva a due anni di distanza da quella terribile notte e che ha lasciato tanta amarezza nel fratello di Dean.
«Vent’anni è una pena bassissima – commenta Denis – Mi aspettavo fossero condannati ad almeno 30 anni. Ma che cosa bisogna fare a una persona per prendersi l’ergastolo in Italia? Se fossimo stati nel mio paese, in Croazia, a quest’ora quei due assassini sarebbero già morti». Non ce l’ha con l’autorità giudiziaria italiana, ma con la giustizia in generale. «Gente come Merani e Bacchetta dovrebbe essere giudicata dal popolo – continua – Dovrebbero lasciarli a noi e allora sì che avrebbero la punizione che meritano». Vorrebbe farsi giustizia da solo Denis, perché perdere il fratellino è stato un dolore indescrivibile. «Sono passati due anni ma è come se tutto fosse successo ieri. Il dolore non è passato e non passerà mai e non si è neanche affievolito. Dicono che il tempo cura tutte le ferite ma non è vero». Impossibile dimenticare, soprattutto quando Dean «è ancora qui con noi, sempre. Sentiamo la sua presenza in casa e tutte le sue cose sono rimaste al loro posto. Lui non c’è più fisicamente ma non passa secondo che pensiamo a lui». Le sue foto sono appese in cameretta, «il suo scooter che era stato sequestrato è in garage e ho anche rimesso a posto la sua moto che non funzionava. Sto cercando di realizzare io alcuni sogni che aveva Dean». Per alcuni di questi, Denis userà parte del risarcimento che la sentenza ha stabilito: 100 mila euro a testa ai genitori e 30 mila al fratello. «Comprerò la moto che gli piaceva tanto e che avrebbe voluto prendersi un giorno con i suoi risparmi. E per i miei genitori, perché possano averlo fisicamente in casa con loro, farò realizzare una statua in marmo a grandezza naturale di Dean». Per portare sempre un po’ del fratellino con sé, invece, Denis si è fatto tatuare la sua immagine. «Ho cercato il migliore tatuatore di ritratti che c’è in Italia e ci sono andato con una foto di Dean. Ho scelto quella che abbiamo messo anche sulla sua lapide, quella in cui sorride spensierato e felice, e me la sono fatta tatuare sulla spalla. Ho altri due tatuaggi in onore di Dean. Ho il suo nome scritto sul collo e sul braccio anche la V di vendetta. E’ un po’ forte lo so, ma ho fatto un giuramento a mio fratello». La promessa di vendicare il suo assassinio passa dall’ottenimento di una pena maggiore. «Confidiamo nella sentenza della corte d’appello – spera Denis – come si può anche solo pensare che tra una decina d’anni, magari grazie alla buona condotta o a uno sconto, due killer possano di nuovo essere in libertà?».
Valentina Fumagalli
e.marletta
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