Quel gol rubato ai biancorossi Ma per i tifosi ha vinto il Varese

VARESE – Si è alzato il vento: contrario. Uno che non vede la partita, dice: che disastro. Uno che la vede, gli risponde: il 2-0 di Terlizzi era regolarissimo, se non glielo rubano era vinta. È come il ciclismo: impietoso. Quando vedi IL traguardo, ti fanno cadere. Era destino, un po’ voluto dagli altri e un po’ cercato: sull’1-1 bisognava accontentarsi, perché avevamo

tutto contro. La terna, il campo, le assenze, il destino. Sono cadute tutte, dovevamo farlo anche noi. Fa niente. Si riparte. Feriti, più forti, emozionati al fischio finale (l’unica cosa giusta dell’arbitro): l’applauso della gente, i cori incessanti, tutti in piedi a urlare «Va-re-se, Va-re-se» come dopo il Pescara. Quell’applauso è sale sulle ferite. Dei leoni. Noi li conosciamo: a Cittadella, 2 fisso.

Quando al Varese manca un pezzettino di scala piccolo così per arrampicarsi sulle stelle, una delle terne arbitrali peggiori mai viste a Masnago lo ricaccia giù. Basta una spintarella, come il 2-0 annullato a Terlizzi che avrebbe chiuso i conti, un fuorigioco inesistente fischiato a Nadarevic che stava galoppando in porta da solo, basta poco per finire nel fosso quando eri già lanciato nella fuga.

L’arbitro lancia un salvagente al Grosseto mentre sta affondando, ma il Varese permette a Mariani di Aprilia (indimenticabile) di darglielo, suicidandosi davanti alla porta con quella mole di palloni solo da spingere dentro, tanti quanti gli angoli battuti da Zecchin. Forse quel pezzettino piccolo così sta anche lì, o in quell’approccio morbido della ripresa (aveva già finito male il primo tempo). O in quell’autogol da attaccante di razza segnato da Troest, che vale l’1-1 e prosciuga il Varese di tutto.

Episodi (gli ospiti pareggiano senza aver fatto un tiro in porta), sfortuna (Grillo, il migliore in campo, che s’infortuna), ma il vento contro inizia dai fischi malandrini che rimbombano in una squadra un po’ fragile alle intemperie. Finisce con i quattromila di Masnago che rimettono le cose a posto: applausi, orgoglio, tutti in piedi. Un grazie collettivo inimmaginabile, più bello di qualunque vittoria.

Andrea Confalonieri

a.confalonieri

© riproduzione riservata