Da Varese agli Usa, e l’avventura americana potrebbe prolungarsi di parecchi anni per , dottoranda in fisiologia sperimentale e clinica che dai laboratori di Varese è partita alla volta di New Haven, la cittadina del Connecticut dove ha sede Yale, la seconda università più importante degli Stati Uniti.
Eleonora doveva fermarsi solo un anno, per una breve esperienza all’estero durante il dottorato, ma il suo lavoro nei laboratori americani è stato talmente apprezzato che il professore con cui sta lavorando, , le ha chiesto di fermarsi a Yale, per finire il dottorato e continuare con un’esperienza di post dottorato: un’occasione che Eleonora, ricercatrice appassionata, non poteva certo lasciarsi sfuggire.
«Non è stato facile decidere di prolungare la mia permanenza qui – racconta – La lontananza da casa si sente, ovviamente. Spero però che questa esperienza vada ad influenzare molto positivamente il mio curriculum e mi apra altre importanti porte per il futuro».
«Del resto, in questo campo è indispensabile spostarsi ed interagire con altri laboratori: si approfondiscono tecniche diverse, e soprattutto si riesce solo così ad entrare a pieno titolo nella comunità scientifica, presentando e discutendo il proprio lavoro durante i congressi».
Un lavoro complesso e importante, quello di Eleonora, iniziato nei laboratori di via Dunant a Varese: «Vincendo un posto come dottoranda in fisiologia sperimentale e clinica, dopo la laurea in scienze biologiche sempre qui all’Insubria, ho cominciato a lavorare nel gruppo di elettrofisiologia del professor e della dottoressa . Nel mio progetto di dottorato mi sono occupata dello studio di trasportatori di aminoacidi coinvolti nell’assorbimento a livello intestinale e nel riassorbimento a livello renale di aminoacidi». Un progetto che va ad indagare i meccanismi più complessi dell’organismo umano, quindi, e i primi risultati di Eleonora, presentati ad un convegno, convincono il professor Rudnick, che la vuole con sé a Yale.
«Doveva essere solo un anno di dottorato all’estero – racconta la ricercatrice – invece resterò in America per qualche anno in più».
Del resto, come molti giovani ricercatori, Eleonora è consapevole del fatto che «purtroppo la ricerca in Italia è molto sottovalutata e poco supportata».
«Grazie all’Insubria e ai suoi laboratori, però, ho avuto sicuramente un’ottima formazione, ed è proprio grazie all’esperienza fatta a Varese, e agli ottimi contatti che i professori hanno costruito negli anni con i colleghi all’estero, che ho potuto intraprendere questa esperienza fondamentale».
Varese, quindi, per Eleonora è stata «sicuramente un buon punto di partenza, che consiglio ai ragazzi che, come me, nella vita vogliono fare ricerca».
Oggi la sua vita è a Yale, l’università attorno cui è fiorita la città di New Haven: una comunità che ruota attorno all’antico ateneo, cuore economico e culturale della città.
«Un ambiente stimolante – racconta la ricercatrice varesina – un’università grandissima e molto ben organizzata che ospita migliaia di studenti e ricercatori da tutto il mondo».
Sarà la sua città ancora per qualche anno ma, nonostante la nostalgia di casa, Eleonora non si pente delle scelte fatte, e porta avanti il suo lavoro, partito da via Dunant grazie alla sua passione e al coraggio di spiccare il volo.
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