di Andrea Confalonieri
L’impari lotta continua. E il Varese non ha nessuna intenzione di darla vinta agli eserciti che lo circondano. Potrà farlo quando troverà un gruppo di uomini più forti (dentro), più cattivi e umili del suo: ma, per ora, non esiste. Nell’attuale quadro del campionato, non esiste una sporca dozzina come quella di Sannino: presi singolarmente i biancorossi sembrano tutti in attesa di esecuzione, ma sotto la guida del loro sergente si trasformano in una micidiale squadriglia che pare combattere per la libertà, per un’ideale, per i compagni. Ecco, in nessuna delle squadre affrontate finora abbiamo visto giocatori pronti a buttarsi nel fuoco e morire per i compagni come fanno quelli del Varese. Come ha fatto ieri Ebagua beccandosi un’espulsione a partita finita che lo terrà fuori a Cremona, a Perugia e poi forse col Como (10 gennaio): se avesse indossato un’altra maglia, avremmo parlato di stupidata. Ma immerso in una sporca dozzina come questa, che deve vivere di eccessi e smisurato orgoglio per sopravvivere alla strapotenza tecnica e al potere del nemico, nel peggio non poteva fare un gesto migliore: ha difeso l’onore suo e di Masnago, agendo come un puntino mosso da quella grande V che ammanta tutti. Nel Varese di Sogliano e Sannino se colpisci uno, ti trovi addosso gli altri e così l’assenza di Giulio sarà un detonatore per Momentè ma
soprattutto per Del Sante, che troverà un compagno di reparto fisicamente più adatto a dialogare con lui del nigeriano, visto che Stefano preferisce il tocco stretto con un armadio come Matteo a quello profondo e spiazzante di una gazzella come Ebagua.Domenica la Cremonese proverà a sferrare l’attacco finale contro questo puntino biancorosso che continua a essere macinato da tutti i pronostici. Il principale giornalista al seguito del Novara, che stasera dall’alto della sua spocchia rischierà grosso contro l’Arezzo, ha detto sabato in diretta radio: «Il Varese dove vuole andare se in trasferta ha una media da retrocessione?». Sono sragionamenti come questi, o come quelli fatti dal Lecco che ad un certo punto di una partita tatticamente perfetta è caduto nella tentazione mortale della speculazione, che trasformano questo puntino in una montagna più alta, severa e minacciosa del Campo dei Fiori. Mentre gli altri pesano il Varese attraverso medie, record, nomi, sospetti e teoremi ingiustificati come quello secondo cui prima o poi cadrà, la verità fugge via, lontano. Ed è una sola: il Varese, da Sogliano all’Alfredo e all’ultimo dei tifosi, preferisce la morte tra le belve della giungla piuttosto che una vita tra topi in gabbia. E il fuoco che lo anima non puoi spegnerlo combattendolo a parole, oppure negandolo. Il Varese non ha certezze, è solo un sogno. E i sogni non muoiono mai.
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