– «Cari ragazzi, ricordatelo: tutto ciò che mettete in rete rimane per sempre. E la vostra futura reputazione, personale e professionale, dipenderà anche da quello». Come ottenere il silenzio di una classe (anzi, più di una: all’incontro di ieri hanno partecipato tutti gli alunni della scuola»)? Semplice: basta saper catturare l’attenzione degli adolescenti con il loro pane quotidiano, le nuove tecnologie, spiegandolo con parole chiare, esempi calzanti e ammonimenti giusti. Ci sono riusciti ieri al Liceo Sacro Monte di Varese la polizia postale e i carabinieri, intervenuti per un utile e interessante convegno sul cyber-bullismo e sui pericoli connessi all’uso di internet e dei social
network. Gli studenti dell’istituto li hanno ascoltati per due ore, ricavando una lezione esaustiva su tutto ciò che concerne quel mondo in cui essi si muovono con una dimestichezza quasi innata, sottovalutandone spesso e volentieri – però – rischi e conseguenze legati alla mancanza di prudenza. Che l’incontro potesse essere proficuo e coinvolgente non ha mai avuto dubbi il dirigente scolastico del Liceo Sacro Monte, il professor: «Oggi una scuola non può limitarsi solo all’insegnamento della discipline classiche – ha affermato – ma deve avere uno sguardo molto più ampio sulla realtà, in modo da fornire ai giovani gli strumenti necessari per capirla e affrontarla».
Focalizzarsi sui rischi telematici potrebbe essere stato anche lo spunto per un prosieguo verso nuovi orizzonti di apprendimento: «Mi piacerebbe integrare questo percorso tramite lo studio delle neuroscienze – ha continuato il preside – per far comprendere agli alunni come internet e i telefoni cellulari stiano cambiando molti aspetti dell’utilizzo del nostro sistema nervoso, in primis la stessa capacità di concentrazione». Con l’ausilio di filmati ben fatti e di immediata comprensione, nonché lasciando ampio spazio alle domande degli stessi spettatori adolescenti, la polizia postale ha condotto il convegno in modo organico. Partendo da Facebook: «Cercate di imparare le impostazioni di sicurezza – è stato il primo consiglio – E ricordatevi che i social network sono la nuova anagrafe del mondo, che non bisogna fare la corsa a chi ha più amici (tanti profili sono falsi e nascondo malintenzionati) e che anche un semplice “mi piace” può avere il suo peso». Il comandamento portante non può quindi che essere il seguente: «Pensate, prima di postare». Inevitabile il passaggio al cyber-bullismo, di cui Facebook e affini diventano strumenti. La polizia ha portato alla conoscenza dei ragazzi alcuni episodi, accaduti anche a Varese: tra questi ha molto colpito la storia di una ragazza picchiata e poi umiliata con la diffusione in rete del video che ritraeva il pestaggio e quella di un’altra giovane messa in difficoltà da un falso profilo Facebook, creato dai suoi stessi compagni di scuola. «Pensate alla vita di queste due vostre coetanee: è stata rovinata, forse per sempre. Perché è difficile cancellare le tracce dalla rete, soprattutto quelle di un video che viene condiviso».
Importante anche il capitolo sulla circolazione di foto intime tramite Whatsapp («Attenzione: da una parte potreste mettere a repentaglio la vostra reputazione, dall’altra – in caso di possesso di immagini ritraenti minori – essere accusati di pedopornografia» ) e sui comportamenti in webcam: «Siti come Chat Roulette o anche lo stesso Skype possono essere un’arma di ricatto nei vostri confronti. Trattiamo casi del genere ogni settimana».













