Riciclaggio, quanti sospetti a Varese Prime le cessioni di quote societarie

Riciclaggio, quanti sospetti a Varese
Prime le cessioni di quote societarie

Ecco come i “furbetti” provano a riciclare il denaro sporco. «Al primo posto delle segnalazioni sulle operazioni sospette da parte dei notai ci sono le cessioni di quote societarie delle aziende, al secondo posto le compravendite immobiliari» spiega , notaio di Malnate e presidente di Assonotai Lombardia.

La categoria è infatti, tra quelle dei professionisti, artefice di quattro “segnalazioni di operazioni sospette” (Sos) su cinque alle autorità, in base alla nuova normativa anti-riciclaggio che ha assegnato un ruolo più attivo proprio ai professionisti, che possono agire anche in forma anonima attraverso gli ordini e le associazioni professionali.

È dal 2011 che si è registrato un vero e proprio picco di segnalazioni: più di 67mila in tutta Italia lo scorso anno, contro le 47mila dell’anno precedente e le 30mila del 2010.

«Prima di allora la normativa si basava su contenuti più investigativi che non tecnici – spiega Chiofalo – poi però abbiamo istituito corsi di formazione e le risposte sono positive. Nella lotta al riciclaggio ci siamo posizionati accanto alle istituzioni».

Mentre in generale sono le banche i soggetti che più denunciano, tra le categorie professionali, che nell’ultimo anno hanno contribuito con 1.876 segnalazioni di operazioni sospette, il 79,2% sono arrivate dai notai, mentre solo il 3,2% dai commercialisti e lo 0,2% dagli avvocati, frutto anche, per il presidente Chiofalo, «di un ruolo di terzietà che fa parte del nostro dna di pubblici ufficiali, mentre altri professionisti svolgono un ruolo più marcatamente da consulenti di parte».

Non solo, migliora a vista d’occhio anche la qualità delle segnalazioni: solo il 7% di quelle effettuate dai professionisti vengono archiviate, mentre nel 2007 si arrivava al 60% di segnalazioni a vuoto. Ricordiamo che la Lombardia è al secondo posto dietro al Lazio per volume di riciclaggio accertato dalla Guardia di Finanza, 886 milioni di euro su un totale nazionale di 6,3 miliardi.

Nel territorio Chiofalo spiega che «le operazioni più a rischio sono quelle di cessione di quote societarie delle aziende, che non prevedono la tracciabilità dei mezzi di pagamento come accade per gli atti immobiliari, anche se in caso di operazioni ambigue è difficile che siano fatte svolgere da un notaio. Al secondo posto compravendite immobiliari».

I professionisti si basano su alcuni “indicatori di anomalia”, ad esempio investimenti non proporzionali alla capacità economica di chi li effettua, mentre sull’evasione e sull’elusione i confini normativi rimangono molto labili.

«Non basta Google per fare verifiche sui soggetti – sottolinea il presidente di Assonotai – ecco perché chiediamo di poter avere accesso alle banche dati pubbliche per verificare l’attività dei nostri clienti e poter offrire una collaborazione più efficace alle istituzioni».

Insomma, servono ancora passi in avanti da compiere. Il procuratore capo di Busto Arsizio, che ha partecipato al gruppo di lavoro sull’autoriciclaggio guidato dal pm , ricorda infatti che, per una più efficace lotta a questi fenomeni, «fattispecie di reato come l’appropriazione indebita in ambito societario, l’abuso di beni sociali e il falso in bilancio andrebbero punite più severamente».

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