Roma, 10 apr. (Apcom) – Tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini è di nuovo scontro, questa volta sulle riforme e sul semipresidenzialismo “alla francese” annunciato dal premier come modello di riferimento. Ma per il presidente della Camera il modello parigino non può affatto funzionare a turno unisco, come ha detto Berlusconi. Anzi per Fini non è “possibile” introdurre il modello francese “con una legge elettorale proporzionale a turno unico: quel modello funziona con una legge elettorale maggioritaria a doppio turno”. E intanto sulle riforme è arrivato il monito del Presidente della Repubblica: “E’ augurabile che si esca al più presto da anticipazioni e approssimazioni – dice Giorgio Napolitano – che non si sa a quali sbocchi concreti, a quali proposte impegnative, a quali confronti costruttivi possano condurre”.
Berlusconi e Fini si vedranno la settimana prossima, ma la diversità di posizioni, emersa già nei giorni scorsi, ora deflagra con estrema chiarezza. Proprio da quell’Eliseo che vorrebbe ‘importare’ in Italia, in una conferenza stampa con il presidente francese Sarkozy il premier ribadisce: “Noi guardiamo al sistema del semipresidenzialismo francese ma in modo che sia funzionale anche in Italia: senza doppio turno e con elezione contestuale del presidente e del Parlamento”. Presa di posizione che Fini rimanda immediatamente al mittente, dicendo no alla “scorciatoia” di “prendere parti di un modello e applicarlo su altri modelli”, perchè “il rischio è che il sistema non tenga”.
Ma a leggere le dichiarazioni di Fini, non è solo sul sistema elettorale che il presidente della Camera tiene a mettere dei paletti precisi: prima di tutto, mette in guardia da un approccio fatto solo di “slogan” che rischia di produrre “tante chiacchiere e pochi fatti”; poi, riprendendo l’appello di Napolitano,
osserva che “la cosa meno nobile quando si parla di riforme è dire ‘a chi conviene’, perché presuppone non la volontà di un intervento duraturo nel tempo, ma quella di fare riforme nell’interesse di una parte”. E sul confronto con l’opposizione avverte: “Nel 2001-06 la riforma costituzionale è stata bocciata dal referendum”.
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