VARESE Il riso non era stato cucinato come piaceva a loro. Così hanno cominciato a protestare in maniera vibrante, alzando la voce, dando in escandescenze, ma senza mai mettere le mani addosso ad alcuno. Protagonisti, tre dei giovani rifugiati che hanno trovato ospitalità all’hotel Plaza di via Sanvito Silvestro 207. Sono stati ricondotti a più miti consigli dall’intervento della squadra Volante della polizia.L’episodio, capitato ieri sera poco prima delle 19.30, è la spia di una convivenza non sempre facile: usi e costumi differenti che, in alcuni momenti di particolare tensione, diventano pretesti per sfogare la frustrazione che si cova dentro.All’hotel Plaza, lindo tre stelle a cinque minuti dal centro storico, sono ospitati 43 rifugiati. La maggior parte proviene dal Ghana e dalla Costa d’avorio, ma c’è anche qualche maliano e qualche libico. Sono tutti assai giovani: c’è solo un quarantenne, tutti gli altri hanno vent’anni o suppergiù. Arrivano dalla martoriata terra di Gheddafi: lavoravano lì
prima che scoppiasse la rivolta. Giunti in Italia, dopo qualche traversia sono stati indirizzati al Plaza: una sistemazione assai più che dignitosa.Ma evidentemente non tutti si trovano bene. In particolare, nel mirino è finita la cucina italiana: ci sono alimenti e sapori che non conoscono e che ai loro palati risultano strani.«Qualche giorno fa avevano protestato per il minestrone serale – racconta Silvia Bossi, la signora che gestisce il Plaza – c’erano farro, ceci, e altri legumi ancora. Ma loro non capivano che cosa ci fosse dentro».Ieri sera, invece, è stata la volta del riso. Un piccolo parapiglia iniziato e finito in sala da pranzo che però ha spaventato la signora Bossi: difficile darle torto, visto che era da sola in hotel in mezzo a una quarantina di baldi ragazzotti. «Ma io li capisco – concede la donna – stanno vivendo una situazione particolare. Qui non hanno niente da fare, e l’inattività forzata li rende nervosi».
e.romano
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