«Leggiamo, attraverso i media e i social, della scelta di rimandare la festa cittadina dei carri e del nutrito programma di ballerine brasiliane per le vie della città, a sabato prossimo, causa annunciato maltempo. Varese quindi, in piena quaresima, darà vita a una “enclave cronologica” che lascia oltremodo stupiti, in quanto ribalta il significato del Carnevale stesso, mancando contemporaneamente di rispetto alla tradizione religiosa osservata da moltissimi cittadini».
Questo è l’inizio della lettera dei consiglieri del Pd Luisa Oprandi e Fabrizio Mirabelli. Lettera che continua a suscitare discussioni e scatena i pareri più diversi specialmente sui social.
C’è chi dà ragione ai consiglieri e chi ritiene che una amministrazione debba essere laica e quindi non intervenire su tematiche religiose. Ovviamente, non mancano i “benaltristi”, che non perdono occasione di dire che sono «ben altri i problemi».
I consiglieri, però, rivendicano il diritto di sostenere le proprie opinioni «nel rispetto del pluralismo culturale e religioso».
Ecco le loro motivazioni: «La sfilata per le vie del centro prevedeva anche la partecipazione di carri allegorici costruiti dai giovani degli oratori. Anche nei loro confronti il rispetto viene sicuramente a cadere, dal momento che la macchina organizzativa, che procederà comunque in periodo quaresimale, è come se escludesse, a priori, la partecipazione di coloro che dovessero scegliere, sulla base dei valori che proprio negli oratori si trasmettono, di non essere presenti il prossimo sabato».
«Siamo consapevoli che l’impegno organizzativo è stato consistente e probabilmente lo è anche quello economico. Ma non è di certo la prima volta che a Varese piove nel mese di marzo o durante il sabato di carnevale. Né è la prima volta che impegni all’aperto debbano essere sospesi a causa di avverse condizioni meteorologiche. Il fatto che si decida di spostare la sfilata di Carnevale però non può poggiare solo su ragioni pratiche: infatti la festa ha ragione di essere, per tradizione che si perde nella storia dei tempi e che è tale ad ogni latitudine, come momento di giovialità e goliardìa prima dell’inizio della quaresima. Il Carnevale in altro momento non è Carnevale».
Fino alla conclusione: «Da fermi sostenitori del rispetto di ogni fede religiosa e di ogni cultura, riteniamo che non avere cura della tradizione cattolica sia un modo per non essere “amministratori di tutti”. Come consiglieri comunali che hanno fortemente sostenuto la possibilità di avere un governo di centrosinistra alla guida della città, come persone impegnate a vari livelli nella vita sociale, culturale, associativa della nostra comunità civile consideriamo tale scelta lontana dai valori di rispettoso pluralismo e di amore per la cultura del territorio, ai quali facciamo riferimento».













