VARESE – La comunità cattolica varesina si è ritrovata ieri sera nella basilica di San Vittore per la tradizionale celebrazione del Te Deum di fine anno, presieduta dal prevosto monsignor Gabriele Gioia. Un’unica, partecipatissima messa – scelta che conferma lo stile pastorale che il prevosto va delineando dopo il primo anno alla guida della comunità pastorale “Sant’Antonio abate” – ha riunito fedeli, sacerdoti concelebranti e il diacono don Giuseppe Bianchi. La liturgia è stata accompagnata dalla corale “San Vittore”, diretta da Giacomo Mezzalira, e dall’organista maestro Gabriele Conti.
Nell’omelia, monsignor Gioia ha innanzitutto rivolto il proprio pensiero a tre sacerdoti legati alla comunità: ha espresso vicinanza a don Piergiorgio Solbiati, colpito da una grave malattia, e a don Roberto Toniazzo, lontano da Varese da diversi mesi per motivi di salute, ringraziando poi don Alfredo Re Dionigi per la disponibilità nel servizio pastorale. Non è mancato un riferimento a Papa Francesco, ricordato anche attraverso il personale legame del prevosto con il Pontefice sin dalla visita milanese del 2017. Gioia ha inoltre richiamato la conclusione dell’Anno Santo a livello diocesano e il dono alla comunità del pallio di San Paolo VI, ora custodito in basilica.
La parte più incisiva dell’intervento ha riguardato però la città. In una basilica gremita ma ancora una volta priva di rappresentanti istituzionali, il prevosto ha sottolineato come, a suo giudizio, Varese abbia “perso un’occasione” durante il Giubileo, che ha visto il santuario di Santa Maria del Monte tra le chiese giubilari della diocesi. Un’occasione che, secondo Gioia, avrebbe potuto favorire una riflessione seria e programmata sulla valorizzazione spirituale e turistica del Sacro Monte e sulle criticità storiche, a partire dall’accessibilità e dalla carenza di parcheggi.
Un richiamo diretto all’amministrazione comunale e, in particolare, al sindaco Davide Galimberti (ancora una volta assente in Basilica, ndr), recentemente ricevuto in Vaticano, affinché la voce della comunità ecclesiale non resti inascoltata. Un invito, quello del prevosto, a ripartire da fede, corresponsabilità e attenzione concreta verso uno dei luoghi simbolo dell’identità varesina.













