Risponde a un annuncio di lavoro Ragazza sequestrata per due ore

Risponde a un annuncio di lavoro Ragazza sequestrata per due ore

VARESE Risponde a un annuncio e viene sequestrata per due ore. La disavventura che ha dell’incredibile è capitata a una varesina che cercava lavoro come educatrice di asilo nido. Come ormai in molti fanno, si è affidata a internet e a una bacheca di annunci di lavoro. La società con sede in zona tribunale a Varese, cercava proprio una maestra da inserire in uno dei suoi nidi. Cristina (nome di fantasia) ha chiamato il numero dell’inserzione ha fissato con una segretaria un colloquio e una prova. «Mi sono presentata nell’ufficio come da accordo per passare una giornata di affiancamento a un’altra insegnante e insieme siamo andate verso Gallarate, dove avrei dovuto fare la prova in uno dei nidi che la società gestiva – racconta – In macchina la ragazza e un’amica parlavano in continuazione. Mi hanno fatto mille domande su di me, sui miei familiari, e mi hanno parlato di quello che saremmo andate a fare». Peccato che, appena uscite dall’autostrada, l’abbiano fatta salire su un’altra auto che le stava aspettando. «Mi avevano talmente riempito la testa di discorsi che non so come mi sono ritrovata a salire su un’altra auto. Appena seduta ho sentito la chiusura centralizzata scattare e al volante mi sono accorta che c’era un uomo, enorme, sui quarant’anni e

ben vestito. Lì ho capito che c’era qualcosa che non andava e ho mandato un messaggio al mio compagno, ma ogni volta che prendevo il telefono le ragazze sedute sul sedile posteriore si affacciavano per controllare cosa facessi». Inutili i tentativi di capire dove la stessero portando e per fare cosa. «Mi hanno solo detto che mi portavano a Cremona». La macchina riprende l’autostrada e inizia l’incubo di Cristina. Con calma la ragazza ha provato a dire che non le interessava il lavoro, di lasciarla pure per strada e di tutta risposta ha ricevuto velate minacce, definite poi dal titolare della società solo «umorismo napoletano» da lei frainteso. Un viaggio da incubo, in preda al panico che è terminato solo quando Cristina ha finto di sentirsi male. «Disperata mi sono giocata l’ultima carta. Quando ho visto il cartello dell’autogrill di Lainate ho iniziato a fingere dei conati di vomito finché l’uomo non si è deciso a fermarsi. Appena ha sbloccato le portiere sono fuggita». La macchina è ripartita a tutta velocità e Cristina ha potuto chiamare le forze dell’ordine. «Una volta tranquilla sono tornata col mio compagno nell’ufficio di Varese per avere spiegazioni. C’erano le segretarie e il ragazzo del colloquio. Si sono scusati, dicendo di non sapere dove mi volessero portare».Valentina Fumagalli

s.bartolini

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