Ristrutturare diventa più facile Con i tagli a tempi e burocrazia

Per i cittadini lo sblocca Italia apre la porta alla possibilità di eseguire lavori in casa con meno burocrazia e mette in campo alcune altre idee nuove che però dovranno mostrare il loro grado di efficacia sul campo.

Di maggiore impatto si preannunciano le disposizione che rendono più agevoli i lavori di risistemazione dell’appartamento e che di fatto portano diverse modifiche al Testo unico di edilizia privata (Dpr 380/2001), di riferimento per i professionisti del settore.

Stando a quanto finora emerso prima della pubblicazione del Decreto in Gazzetta, per compiere lavori straordinari nella propria abitazione sarà sufficiente la semplice comunicazione al proprio Comune (la cosiddetta Cil introdotta nel 2010) per tutti gli interventi che comprendano anche il frazionamento di unità immobiliari.

Si tratterebbe però di una Cil asseverata (Cila), ovvero composta da una relazione di un tecnico abilitato e da elaborati grafici di progetto. Sono però esclusi da questa semplificazione gli interventi che coinvolgano parti strutturali dell’edificio.

In materia di frazionamenti la novità più importante è invece che gli interventi di ristrutturazione edilizia che comportano aumento di unità immobiliari non sono più soggetti a permesso di costruire, ma a semplice Scia, vale a dire la segnalazione certificata di inizio attività.

La Scia è un documento che esiste dal 2010 e, a differenza della Dia, non prevede il trascorrere di 30 giorni prima del’ avvio dei lavori. La Scia, così come la Cila, comportano comunque da parte del cittadino il ricorso a un professionista dal momento che ad essa vanno allegate le attestazioni con gli elaborati progettuali necessari per consentire le verifiche successive da parte dell’amministrazione.

Rispetto al testo presentato in conferenza stampa il 29 agosto scorso, e di cui si è tanto parlato, c’è però un punto importante che non ha resistito alle continue limature delle settimane seguenti: si tratta della norma che prevedeva la creazione di un Regolamento Edilizio unico in tutti i Comuni e che di fatto poteva rappresentare un ottimo strumento di semplificazione soprattutto per gli addetti ai lavori.

Singolare, ma probabilmente di scarso impatto, è l’aver previsto che i cittadini possano diventare protagonisti attivi della cura della loro città, avendo in cambio uno sconto sulle tasse da pagare.

Qualcuno ha ribattezzato la norma cittadini spazzini. I cittadini, singoli o associati fra loro, potranno presentare al loro Comune un progetto di riqualificazione di una zona della città ottenendo in cambio la riduzione o l’ esonero per un periodo limitato di tempo del pagamento delle tasse locali.

Certi angoli della città potrebbero essere così sottratti al degrado e all’incuria grazie alla motivazione che gli abitanti di un quartiere possono avere nel tener pulito e in ordine fuori dalle loro case.

Infine una menzione, fra le tante norme contenute negli articoli del decreto, la meritano i condhotel: una fattispecie che era prevista in origine nel decreto competitività dal quale in un secondo momento era sparita.

Si tratta di strutture ricettive che uniscono il servizio degli alberghi alla tipologia degli alloggi residenziali, la cui regolamentazione è comunque rimandata a un successivo decreto che dovrà fissare condizioni di esercizio per queste strutture.

© riproduzione riservata