Rom e frontalieri, ci risiamo Il Ticino se la prende con noi

Rom e frontalieri, ci risiamo Il Ticino se la prende con noi

VARESE «I frontalieri sono una risorsa se aiutano il benessere e la crescita economica del nostro Cantone. Ma diventano un problema quando vengono assunti sottocosto, grazie al dumping salariale applicato da alcune ditte ticinesi, e quindi rappresentano una manodopera sfruttata che lascia i nostri lavoratori a casa». Insomma, in alcuni casi, e per colpa di imprenditori ticinesi, i frontalieri se non “ratti”, sono comunque “immigrati” sgraditi. Norman Gobbi, consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi, non evita di andare al cuore del problema. Se la pubblicità dei ratti era eccessiva, esiste comunque un problema con il frontalierato «che alimenta il mercato che acquista manodopera sottocosto». E non è nemmeno l’unico punto sul quale lo svizzero bacchetta i varesini. La Regio Insubrica è fondamentale, per sua stessa ammissione, e il clima si è in parte disteso: «I problemi sorti per colpa del governo nazionale italiano, che avevano congelato i rapporti, sembrano superati, anche se rimane il fatto che la Svizzera è stata inserita nella black list». Ma rimane la difficoltà di portare a termine i progetti. «Il punto è che esiste un divario fondamentale tra le competenze che ha il Canton Ticino e quelle in mano alle province italiane. Mentre noi siamo in grado di prendere le decisioni fondamentali sullo sviluppo del nostro territorio, l’autonomia degli enti locali a Sud del confine è vincolata dalla mancanza di libertà che viene lasciata da Roma». Insomma, il solito problema sulla disparità di competenze che hanno gli enti che partecipano alla Regione Insubrica, rispetto allo Stato nazionale

di appartenenza: una confederazione da una parte e uno Stato centralista dall’altra. «L’unica possibilità è che da voi venga applicato in fretta il federalismo». Altrimenti sarà grigia. Sul fatto che alcuni enti, come l’Università della Svizzera italiana, abbiamo abbandonato la realtà transfrontaliera ammette: «Purtroppo viene vista come un tavolo dove non si decide niente». «Non certo per colpa di chi partecipa – ci tiene a precisare – ma proprio perché i vostri amministratori hanno le mani legate in questo sistema centralistico, e non hanno la giusta libertà di decidere autonomamente sui progetti che si possono portare avanti». E quelli che poi partono hanno difficoltà. «La cooperazione è fondamentale nel campo della mobilità – dice – se i frontalieri potessero muoversi in treno invece che in auto la vivibilità del territorio migliorerebbe. Peccato che mentre noi procediamo svelti nella realizzazione delle infrastrutture, per quanto riguarda i tratti di competenza italiani ci sono sempre ritardi». E un’altra stilettata agli italiani arriva sulla sicurezza. «Il patto dei laghi messo a punto dal ministro Maroni funziona – conclude Gobbi – ma a noi interesserebbe che ci fosse un migliore presidio dei confini. Visto che i rom che arrivano a Lugano a fare gli accattoni provengono tutti dalle vostre province». Insomma, la prossima polemica che potrebbe venire dalla Svizzera potrebbe riguardare il confine colabrodo e i nomadi che lo passano tranquillamente. L’Udc svizzera, magari, ci sta già pensando. Assenti i previsti Giancarlo Giorgetti (Lega Nord) e Raffaele Cattaneo (Pdl) le accuse sono rimaste senza risposta.Marco Tavazzi

s.bartolini

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