Roma, 17 lug. (TMNews) – Una tragica odissea con esito mortale: vittima Giorgio Manni, 51 anni, muratore, agli arresti domiciliari per “una piccola storia di droga”. L’uomo, riporta oggi il quotidiano Il Messaggero, per sei volte è andato al pronto soccorso, in quattro differenti ospedali di Roma, perchè si sentiva male, aveva difficoltà respiratorie, forti dolori ai reni. Per cinque volte è stato rimandato a casa sollecitando una terapia domiciliare dopo avergli fatto una flebo, qualche puntura, misurata la pressione. L’ultima corsa – riferisce il quotidiano – in autoambulanza in un pronto soccorso in cui, davanti a Giorgio
cianotico, il medico capisce la gravità della situazione. L’uomo viene trasferito al policlinico di Tor Vergata, dove avrebbe dovuto essere operato d’urgenza per un versamento polmonare e dove, il 15 luglio, è morto. A denunciare la vicenda è la sorella. La presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, ha chiesto alla direzione sanitaria della Asl RmG di attivare immediatamente una commissione d’inchiesta sul decesso di Manni. “Ho contattato il direttore sanitario – spiega Polverini in una nota – e ho sollecitato l’avvio immediato di una verifica affinché si faccia piena chiarezza su quanto accaduto negli accessi al Pronto soccorso”.
Sulla vicenda è intervenuto anche Francesco Proietti Cosimi, deputato di Futuro e Libertà, che annuncia che avanzerà una richiesta alla Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari “affinché si faccia chiarezza sulla vicenda”. “Come è possibile – si chiede in una nota – che un uomo recatosi per sei volte al pronto soccorso venga rimandato puntualmente a casa, fino all’ultima in cui è morto? L’inaccettabile giustificazione del personale sanitario sembra appigliarsi – prosegue – al sovraffollamento delle strutture di cura laziali, ma ciò, avendo causato la morte di un essere umano, è assolutamente inaccettabile”.
Red/Apa
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