Il salto con gli sci torna al centro delle cronache per un presunto scandalo che rischia di mettere in discussione la credibilità della disciplina. Dopo anni di dibattiti e squalifiche legate alle tute da gara modificate, accorciate o adattate per migliorare l’aerodinamica, emergono ora sospetti su pratiche ben più invasive, che coinvolgerebbero direttamente il corpo degli atleti.
Secondo voci raccolte nell’ambiente, alcuni saltatori avrebbero superato il limite del regolamento ricorrendo a interventi mirati ad aumentare il volume dalla vita in giù, in particolare del pene, allo scopo di ottenere un vantaggio aerodinamico durante la fase di volo. Una strategia che, se confermata, rappresenterebbe una nuova e inedita forma di doping, difficilmente individuabile con gli attuali protocolli di controllo.
Le regole FIS e il nodo delle tute
La Federazione Internazionale di Sci (FIS) disciplina in modo estremamente rigoroso le tute da salto. Le norme stabiliscono con precisione il tipo di cuciture consentite, i materiali utilizzabili e, soprattutto, la distanza che la tuta deve mantenere dal corpo dell’atleta: tra i due e i quattro centimetri in punti specifici e prestabiliti.
Queste regole si basano su studi aerodinamici che dimostrano come una maggiore superficie possa generare più portanza e consentire salti più lunghi. Una tuta troppo larga o troppo corta può quindi trasformarsi in un vantaggio illecito.
Dai trucchi sartoriali agli escamotage fisici
Negli anni passati, prima dell’introduzione di controlli sistematici pre e post gara, erano già emersi stratagemmi per aumentare artificialmente il volume corporeo, come l’uso di dispositivi in silicone per ingrossare le parti intime. Pratiche poi vietate esplicitamente dalla FIS.
Oggi, con verifiche sempre più sofisticate, comprese scansioni corporee, la semplice manipolazione dell’abbigliamento non sembrerebbe più sufficiente. Da qui il sospetto che alcuni atleti abbiano scelto una strada diversa, intervenendo direttamente sul corpo.
L’ipotesi delle iniezioni al pene
Le indiscrezioni più recenti parlano di presunte iniezioni di acido ialuronico al pene effettuate prima delle gare. L’obiettivo sarebbe quello di ottenere un aumento volumetrico “naturale” dal punto di vista dei controlli, tale da giustificare l’utilizzo di tute più ampie senza violare formalmente il regolamento.
Un’ipotesi che, al momento, non trova conferme ufficiali ma che sta alimentando un acceso dibattito all’interno del movimento.
Se queste pratiche dovessero essere accertate, il salto con gli sci si troverebbe di fronte a una crisi profonda. Non solo per la difficoltà di individuare e sanzionare comportamenti di questo tipo, ma anche per l’impatto sull’immagine di uno sport che da anni combatte contro il confine sempre più sottile tra innovazione tecnica e frode.













