«Salviamo La Quiete dalla tempesta»

I lavoratori della storica clinica varesina sono stati i protagonisti della manifestazione del Primo Maggio

«Salviamo la Quiete dalla tempesta». Poi la madre di tutte le domande, quella che chiunque si è posto dopo quanto accaduto lo scorso 28 aprile con i sigilli apposti alla clinica: «perché adesso?». Adesso che sul piatto ci sono non una ma due offerte d’acquisto per la clinica che dal 2009 è in agonia non per mancanza di pazienti, non per mancanza di prenotazioni, ma per una gestione discutibile dopo il coinvolgimento nel fallimento Ansafin risalente al 2009. Sono stati i lavoratori della clinica ad essere protagonisti del corteo che il Primo Maggio ha sfilato per il centro di Varese. Rinviata per ora l’occupazione della clinica. I dipendenti attendono il 12 maggio data in cui gli ultimi quattro pazienti a lunga degenza saranno trasferiti in altre strutture. «Speriamo che in queste due settimane le offerte per l’acquisto della clinica si concretizzino – hanno spiegato i lavoratori precisando – se non accadrà sia pronti all’occupazione». I lavoratori sono decisi: «non scompariremo senza sapere il perchè. Perché dopo quello che abbiamo fatto, perchè adesso, adesso che abbiamo una speranza». I lavoratoti, una sessantina in tutto, da mesi

lottano, continuando a lavorare, per salvare la storica clinica. Un’eccellenza cittadina per la quale si è spesa tutta la politica locale e regionale: nessuno escluso. Il poliambulatorio è stato accreditato da Regione Lombardia. Il governatore Roberto Maroni ha mantenuto tutte le promesse. «Chiunque acquisterà la struttura – ha detto il consigliere regionale del Carroccio Emanuele Monti – potrà contare su Regione Lombardia come partner». I sigilli apposti venerdì sono stata una roccia fredda. «Non ci arrenderemo senza sapere perché. Perché adesso», hanno detto i lavoratori presenti al corteo del Primo Maggio. «Perché adesso che abbiamo una speranza? Oggi – hanno detto i lavoratori – è la festa dei lavoratori. Siamo qui. E andremo sino in fondo». Durante il corteo, in piazza del Podestà, molti i sindacalisti che hanno preso la parola. La prima a prendere la parola è stata Luisa Foglia del coordinamento donne. «Viviamo ancora una situazione di forti disuguaglianze e discriminazioni che non sono concepibili in una società moderna». Graziano Resteghini della Fim-Cisl per i metalmeccanici e Gabriele Battocchi della Feneal-Uil per gli edili hanno affrontato i temi legati al mondo della produzione.

Ha concluso il comizio Domenico Proietti della Uil nazionale. «È importante la presenza sui territori delle organizzazioni confederali perché è lì che si produce e si vive. Varese poi ha una storia industriale di eccellenza e da qui deve ripartire un piano di investimenti che ci portino via definitivamente dalla crisi».