Si è chiusa il 23 gennaio, con la firma di un nuovo protocollo d’intesa, la lunga vertenza che per mesi ha contrapposto Regione Lombardia e i rettori delle università con corsi di medicina: Università Statale di Milano, Brescia, Pavia, Insubria, Bicocca, oltre agli atenei privati San Raffaele e Humanitas. Un confronto complesso, che aveva portato al blocco di numerose nomine apicali negli ospedali lombardi e acceso il dibattito sul rapporto tra sistema sanitario e mondo accademico.
Il cuore dell’accordo riguarda il meccanismo di nomina dei primari ospedalieri. La “designazione” spetterà ai direttori generali delle strutture sanitarie, ma dovrà avvenire d’intesa con i rettori universitari e previa consultazione della Direzione generale Welfare della Regione. Una soluzione di compromesso che supera lo stallo e bilancia le esigenze di autonomia accademica con quelle organizzative del sistema sanitario.
Viene inoltre introdotta una programmazione triennale, aggiornata annualmente, per definire l’assetto dei primariati e la distribuzione degli specializzandi. La pianificazione terrà conto delle reali necessità degli ospedali e delle carenze di personale, con l’obiettivo di rendere più efficiente l’utilizzo delle risorse umane e migliorare la qualità dell’assistenza.
Alla base del contenzioso c’era la proposta dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso di attribuire le nomine dei primari direttamente alla Direzione Welfare regionale, equiparandole a quelle dei medici ospedalieri non universitari. Una linea che i rettori avevano giudicato un’ingerenza nelle prerogative accademiche, arrivando a bloccare diverse posizioni apicali rimaste vacanti. Tra queste anche la direzione dell’oncologia dell’ospedale di Varese, affidata temporaneamente, grazie a una deroga, alla direttrice dell’ematologia del Circolo.
Nel nuovo equilibrio, Regione Lombardia ottiene però un risultato strategico: l’estensione della rete formativa anche ai presidi periferici. Gli specializzandi potranno così essere assegnati anche alle strutture più piccole, contribuendo a ridurre le carenze di organico e a rafforzare l’assistenza sanitaria sul territorio.
Il protocollo, che supera quello siglato nel 2022, prevede anche una programmazione congiunta tra Regione, Università, IRCCS e ASST, finalizzata a integrare in modo più efficace didattica, formazione, attività assistenziali e ricerca. Viene inoltre ridefinita la classificazione delle strutture della Rete dei Poli Clinico Assistenziali, distinguendo tra Ospedale principale di insegnamento universitario e Ospedale di insegnamento.
L’intesa rappresenta un compromesso significativo: sblocca nomine cruciali, tutela l’autonomia delle università e rafforza il sistema sanitario regionale. «Con questo nuovo Protocollo – ha dichiarato l’assessore Guido Bertolaso – rafforziamo in modo strutturale l’integrazione tra sistema universitario e Servizio sanitario regionale, ampliando la rete dei poli clinico-assistenziali e migliorando la programmazione delle attività di formazione, assistenza e ricerca. È un passaggio fondamentale per garantire cure sempre più appropriate ai cittadini e una formazione di altissimo livello per i futuri professionisti della sanità».













