Sanità; Prisma: 8,2% bimbi in città italiane ha disturbi mentali


Milano, 21 gen. (Apcom)
– L’8,2% dei preadolescenti che vive
nelle aree urbane italiane, pari a circa un milione di bambini,
soffre di un disturbo mentale clinicamente diagnosticabile,
mentre allo screening generale la percentuale di preadolescenti
che presentava un qualche disagio emozionale è stata pari al
9,8%. Sono alcuni dei risultati del progetto Prisma, primo studio
epidemiologico italiano del genere realizzato dall’unità di
neuroriabilitazione e servizio di psicologia dell’educazione
dell’Irccs “Eugenio Medea” di Bosisio Parini (Lecco), presentati
oggi a Milano. Secondo la ricerca, in particolare, il 6,5% dei
soggetti in età preadolescenziale soffre di disturbi d’ansia e
depressione, mentre l’1,2% presenta disturbi “esternalizzanti”:
disturbi della condotta, Adhd (disturbo da deficit di
attenzione-iperattività), disturbo oppositivo-provocatorio.

Le differenze tra i sessi, pure presenti, non sono risultate
però significative sul piano statistico. Nessuna differenza è
stata trovata riguardo l’area geografica di provenienza:
metropoli e città di provincia non rappresentano fattori di
rischio o di protezione particolari, almeno in Italia. Nessuna
differenza neppure rispetto al tipo di scuola frequentata.
Rispetto ad altre ricerche, il dato italiano presenta una
maggiore presenza di problemi ansioso-depressivi e una
significativa minore presenza di disturbi della condotta e Adhd.
Quest’ultimo dato potrebbe indicare, ha osservato il responsabile
dell’unità di neuroriabilitazione del Medea Massimo Molteni, che
lo stile italiano di accudimento dei figli può essere un fattore
di protezione rispetto alla comparsa di patologie della condotta.

L’età critica per la comparsa di problemi psicopatologici è quella dei 14 anni. A questa età si registra infatti una vera e propria impennata dei tassi di prevalenza. Resta da capire se i cambiamenti in questa fase di vita siano legati anche a modificazioni neurobiologiche e non solo a fattori di ordine psicologico. Quanto ai fattori

di rischio socio-ambientali il livello socio-economico basso e il basso tasso di scolarità dei genitori, in particolare nella madre, è risultato essere associato ad una maggiore prevalenza di sofferenza, mentre gli studi di associazione condotti sul campione studiato anche dal punto di vista clinico hanno evidenziato come il fattore di rischio principale sia la disgregazione della famiglia.

Per fare fronte a questi problemi così diffusi e per
sensibilizzare famiglie, insegnanti, medici e politici un gruppo
di professionisti ha avviato il progetto “Città del Sorriso”,
rete di servizi strutturati e organizzati dalla Fondazione Sapere
sul territorio italiano.

Red-Asa

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