Sanità territoriale, Lombardia in anticipo sul PNRR: completate Case e Ospedali di Comunità

Sanità territoriale, Lombardia in anticipo sul PNRR: completate Case e Ospedali di Comunità
Regione Lombardia supera gli obiettivi fissati dal Governo e chiude nei tempi il piano di realizzazione delle nuove strutture sanitarie. Fontana: «Abbiamo aiutato anche il resto del Paese». Bertolaso: «Ora la sfida è il personale medico».

La Lombardia centra il traguardo fissato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per la realizzazione delle Case di Comunità e degli Ospedali di Comunità entro la scadenza del 30 giugno. L’annuncio è arrivato dal presidente della Regione Attilio Fontana e dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso al termine di una giunta straordinaria che ha approvato il decimo piano di rimodulazione delle strutture sanitarie territoriali, dopo il via libera del Ministero della Salute alle ultime modifiche proposte dalla Regione.

«Abbiamo superato il target assegnato dal Governo e, aumentando il numero delle strutture realizzate, abbiamo contribuito a compensare le difficoltà registrate in altre aree del Paese», ha dichiarato Fontana, rivendicando il risultato raggiunto nonostante i dubbi che avevano accompagnato il percorso di attuazione del piano.

I numeri del traguardo

L’assessore Bertolaso ha illustrato i dati che certificano il raggiungimento degli obiettivi. Su 187 Case di Comunità previste, tutte saranno completate entro la scadenza ad eccezione della struttura di Cornaredo, la cui apertura slitterà al 15 luglio a causa di complessità burocratiche legate alla natura dell’immobile, confiscato alla criminalità organizzata.

Per quanto riguarda gli Ospedali di Comunità, la Lombardia ha rispettato integralmente il target delle 60 strutture richieste dal PNRR. Un risultato che assume ancora più valore se confrontato con il quadro nazionale, dove diverse regioni non sono riuscite a raggiungere gli obiettivi fissati dopo la revisione governativa che ha ridotto il numero complessivo delle strutture previste.

«La Lombardia – ha sottolineato Bertolaso – non ha mai chiesto una riduzione del proprio target, mantenendo fin dall’inizio gli impegni assunti».

Non solo nuovi edifici: la rete nasce anche dal recupero delle strutture esistenti

Il progetto ha puntato non soltanto sulla costruzione di nuovi immobili, ma anche sulla riqualificazione di spazi già presenti sul territorio. Delle 187 Case di Comunità, infatti, soltanto 24 sono state realizzate ex novo, mentre le altre sono il risultato di interventi di ristrutturazione e adeguamento agli standard previsti dal Decreto Ministeriale 77.

Lo stesso modello è stato adottato per gli Ospedali di Comunità: 10 nuove costruzioni e 50 strutture ricavate da edifici già esistenti, spesso inserite all’interno di ospedali operativi.

Al termine del programma, il numero complessivo delle strutture lombarde sarà addirittura superiore a quello richiesto dal PNRR: 203 Case di Comunità e 68 Ospedali di Comunità.

Investimenti per oltre 600 milioni di euro

L’operazione ha comportato un importante sforzo finanziario. Per le Case di Comunità sono stati impiegati 277 milioni di euro provenienti dal PNRR, affiancati da 33 milioni di fondi statali e 179 milioni di risorse regionali. Il costo medio di ciascuna struttura si attesta intorno ai 2,4 milioni di euro.

Per gli Ospedali di Comunità, invece, sono stati investiti 160 milioni di euro di fondi statali e 18 milioni di euro regionali, con un costo medio di circa 2,6 milioni di euro per ogni struttura.

Come funzionano le Case di Comunità

Le nuove Case di Comunità rappresentano il fulcro della sanità territoriale disegnata dalla riforma nazionale. Al loro interno devono essere garantiti servizi essenziali come il Punto Unico di Accesso, l’assistenza domiciliare, la presenza infermieristica e una serie di attività specialistiche tra cui cardiologia, diabetologia e pneumologia.

Per quanto riguarda la copertura notturna, non sarà presente un medico in ciascuna delle 187 strutture. Dopo il confronto tra Ministero e Regioni, è stato stabilito che il presidio medico nelle ore notturne debba essere assicurato almeno in una Casa di Comunità per ciascuno degli 86 distretti sanitari lombardi, attraverso il servizio di continuità assistenziale.

La sfida resta quella dei medici di famiglia

Uno dei nodi più delicati riguarda il coinvolgimento dei medici di medicina generale. Attualmente oltre la metà della copertura sanitaria nelle Case di Comunità è garantita da personale dipendente delle ASST o assunto tramite specifici bandi. Seguono i professionisti a contratto e gli specialisti ambulatoriali.

I medici di famiglia rappresentano circa il 17% del personale impiegato e, nella maggior parte dei casi, si tratta di professionisti giovani inseriti nel nuovo ruolo unico dell’assistenza primaria.

Su questo tema Bertolaso non ha nascosto le proprie perplessità sull’accordo nazionale recentemente raggiunto, definendolo insufficiente per affrontare il problema strutturale della medicina territoriale. L’assessore ha ribadito la necessità di una riforma organica che definisca con chiarezza competenze, responsabilità e modalità di integrazione dei medici nelle nuove strutture.

Infermieri e ospedali di comunità: la rete prende forma

Meno critica appare invece la situazione del personale infermieristico. Secondo Bertolaso, molti professionisti stanno scegliendo di trasferirsi dagli ospedali tradizionali alle Case di Comunità, attratti da un’organizzazione del lavoro considerata più sostenibile.

Gli Ospedali di Comunità, invece, svolgono una funzione intermedia tra ricovero ospedaliero e assistenza domiciliare. Accolgono pazienti che hanno superato la fase acuta della malattia ma che necessitano ancora di cure e monitoraggio prima del rientro a casa. Un modello che, secondo la Regione, sta già dimostrando la propria utilità grazie all’elevato tasso di occupazione dei posti letto disponibili.

Varese e Valle Olona: la situazione sul territorio

Nel territorio dell’ASST Sette Laghi risultano attive Case di Comunità a Varese, Tradate, Angera, Luino, Gazzada, Laveno, Gavirate, Arcisate, Azzate e Sesto Calende. L’unica struttura non ancora completata è quella di Azzate, il cui termine dei lavori è previsto entro la fine del 2026 con finanziamenti esterni al PNRR.

Sono inoltre già operativi gli Ospedali di Comunità di Luino e Tradate.

Nell’area dell’ASST Valle Olona il piano prevede invece dieci Case di Comunità, due Ospedali di Comunità e quattro Centrali Operative Territoriali. Le strutture sono distribuite tra Busto Arsizio, Castellanza, Gallarate, Saronno, Fagnano Olona, Cassano Magnago, Lonate Pozzolo e Somma Lombardo. Tra queste, particolare attenzione è rivolta all’Ospedale di Comunità di via Fuser, la cui apertura è prevista entro la fine di giugno.

Con il raggiungimento degli obiettivi del PNRR, la Lombardia si prepara ora alla fase più delicata: trasformare le nuove strutture in una rete pienamente operativa, capace di alleggerire la pressione sugli ospedali e garantire una sanità di prossimità più efficiente e accessibile ai cittadini.

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