Santinon sbotta: «Mi incateno ma il Piantone non si tocca»

Dopo la diagnosi - L’assessore al Verde: «Nuove analisi super partes». Zanzi: «Emblema di un disastro»

La possibilità di asportare la chioma o di tagliare il Piantone di via Veratti ha aperto il dibattito in Comune. E il primo a prendere posizione è lo stesso assessore al Verde pubblico, che in un comunicato si dice pronto a far di tutto per evitare il taglio. «Mi incatenerò all’albero per evitare che venga toccato – scrive – Non succederà mai che un ramo venga toccato senza che

ci siano i presupposti di approfondite analisi super partes a tutela del patrimonio dei cittadini. Io non ero a conoscenza della relazione inoltrata alla Sovrintendenza e al Corpo Forestale. So solo che ho chiesto agli uffici di incaricare dei fitopatologi arboricoltori per avere un parere a riguardo della salute del nostro piantone. Quindi nessuna decisione è stata presa». L’albero, in ogni caso, non si trova in buone condizioni.

A parlarne è chi si è occupato per circa vent’anni della sua cura, ovvero il celebre agronomo . «Una triste ed emblematica storia, quella del nostro Piantone – racconta Zanzi – Soprattutto per come la vedo io, che per vent’anni, gratuitamente, ho speso tempo ed energie per prendermi cura».
«È una pianta che amo molto, e la misi in copertina nel mio ultimo libro. Ho iniziato tra il ’92 e il ’93 a occuparmi della sua cura. Quindi, due anni fa circa, la mia dignità di tecnico libero mi spinse a non seguirla più dal punto di vista tecnico e scientifico».
Il riferimento di Zanzi va agli scontri tra lui e l’amministrazione comunale, dovuti alle prese di posizione politiche fatte da Zanzi sulla difesa del territorio, per cui diede “fastidio” alla classe politica.
Ora, sullo stato del Piantone, Zanzi sottolinea: «Più che per il fungo, il declino è dovuto all’azione dell’uomo. Ai lavori di impermeabilizzazione, per esempio, fatti negli ultimi anni sul manto stradale vicino all’albero. Venne applicata come regola che l’impermeabilizzazione non doveva essere fatta a meno di sette metri di distanza dalle radici. Ma è ovvio che in ogni caso questo lavoro ha limitato la possibilità dell’albero di ricevere acqua. La natura non guarda ai regolamenti comunali». E quindi aggiunge: «Varese è una città bellissima per viverci, peccato che stia franando nella gestione e la storia e i guai di quest’albero, che per fortuna ho annotato e che racconterò perché i varesini lo sappiano, sono l’ emblema di questo disastro».
Parole dure, che l’agronomo accompagna ad altre considerazioni. «Non credo sia biologicamente morto, l’albero può ancora sopravvivere. Potrei provare a prendermene cura, ma lo farei solo se il Comune mi desse carta bianca per gestire la situazione».
«Non voglio più attorno chi finora non ha fatto niente. Ricordo che negli ultimi due anni, da quando ho smesso di occuparmene io, l’albero è stato di fatto abbandonato». Un duro j’accuse, quello dell’agronomo, sul fatto che al Piantone non sarebbe stata data la giusta manutenzione.

Del resto, quello che è emerso è il rischio di caduta dei rami. Proprio qualche anno fa, nel 2013, gli alberi di piazza Repubblica, durante i temporali, hanno visto la caduta di alcuni rami. Cosa che ha reso necessario l’intervento da parte del Comune. Il problema adesso è capire se il Piantone possa sopravvivere senza arrivare al drastico taglio della chioma, o del tronco, senza rappresentare un rischio per l’incolumità delle persone.
Le condizioni dell’albero, occorre ricordarlo, sono state ereditate da scelte compiute per lo più nel secolo scorso.