«Scelte importanti su lavoro e fisco»

L’intervista al ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina

Al Paese servivano scelte importanti per rilanciare crescita e lavoro. E io sono soddisfatto di quanto fatto in Consiglio dei ministri perché si procede lungo questa direttrice. Il confronto, poi, è fisiologico tra le istituzioni e credo che ci siano le condizioni perché, già a partire dalla prossime giornate, governo e Regioni possano trovarsi per ragionare insieme, per dialogare. Il bergamasco Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole con delega all’Expo 2015, ammorbidisce i toni dello scontro tra Palazzo Chigi ed enti locali su tagli e sprechi.

Da anni oramai, alla presentazione di ogni manovra, è subito scontro sulle misure a carico dello Stato e quelle «imposte» alla periferia. Ma non sarebbe meglio raccordarsi prima, visti proprio i numerosi precedenti conflittuali?

«Il confronto tra Stato, governo e Regioni è assolutamente fisiologico, in particolare quando si discute di Legge di stabilità. Credo che esistano le condizioni perché nelle prossime giornate le parti in campo ragionino sulle cose. Noi difendiamo le scelte fatte dal governo perché lanciano segnali precisi a favore del lavoro e a sostegno delle imprese anche con un taglio innovativo. Poi, se ci possono essere miglioramenti, ci saranno. Il governo fa bene a rimanere aperto al dialogo ma il sostegno all’occupazione e alle imprese sono fuori discussione».

Su questo sono divisi anche gli economisti, oltre che Confindustria e sindacati: meglio detassare il lavoro o i nuovi posti si creano solo ridando fiato agli investimenti?

«Io credo che le due cose si tengano tra loro. Stiamo all’essenza delle questioni che dobbiamo affrontare. Noi dobbiamo fare tutto il possibile per abbassare le tasse su chi ha voglia di creare e offrire lavoro. Nel contempo va sostenuto chi oggi lavora in condizioni precarie e instabili e soprattutto chi un impiego non lo trova. Bene, attorno a tutto questo occorre creare le condizioni perché gli investimenti in Italia, pubblici e privati, tornino a essere un volano vero per l’economia del Paese».

Un obiettivo molto ambizioso.

«Bisogna provare ad affrontare insieme tutti questi problemi sociali e penso che la Legge di stabilità varata mercoledì interpreti sino in fondo questi bisogni. Vanno in tale direzione il nuovo taglio dell’Irap, la decontribuzione per tre anni a favore delle aziende che assumono a tempo indeterminato, le misure (800 milioni di euro) per la prima volta dedicate alle partite Iva, i sostegni alle famiglie». Ci sono misure buone. Possono essere perfezionate? «Certamente. Ma siamo di fronte a una manovra che dà un segnale preciso».

La nuova legge di bilancio starà in Parlamento sino a Natale. Lei non teme il solito balletto degli emendamenti o l’«assalto alla diligenza» dell’ultima ora?

«La discussione parlamentare va garantita e rispettata. Il luogo vero del confronto è questo. In ogni Paese è così. Quello che andrà salvaguardato lungo l’iter di discussione è la strategia di fondo della manovra con tutte le sue misure più importanti. E se c’è un punto, o uno scoglio, sulle Regioni che va chiarito, bene lo faremo. Ma è importante anche che ai Comuni sia concessa una deroga al Patto di stabilità per un miliardo di euro».

Verso l’Expo tra speranze e guai giudiziari a raffica. Nella manovra sono previsti altri 50 milioni di euro al Comune di Milano.

«Si tratta di risorse date all’amministrazione comunale di Milano per gli extra costi che dovrà sopportare durante i sei mesi dell’Esposizione, a partire dal potenziamento del trasporto pubblico locale e dalla raccolta dei rifiuti per arrivare a tutte le spese per i servizi aggiuntivi che la città si prepara a sostenere durante l’evento. Si chiude un lavoro iniziato mesi fa ai tavoli tecnici che hanno affrontato la questione».