Sciopero e caos pendolari: saltano i treni anche nelle fasce garantite

Mattinata nera per chi viaggia verso Milano: soppressioni a raffica, rabbia nelle stazioni e interrogativi sulla tutela dei passeggeri

Mattinata di passione per migliaia di pendolari lombardi a causa dello sciopero odierno del personale ferroviario che coinvolge Trenord, con disagi diffusi fin dalle prime ore del giorno e pesanti ripercussioni anche nelle cosiddette fasce di garanzia, che per legge dovrebbero assicurare il servizio tra le 6 e le 9 e tra le 18 e le 21.

Una previsione, quella delle corse garantite, che questa mattina si è rivelata in larga parte disattesa, scatenando proteste e forte irritazione tra i viaggiatori, molti dei quali si sono ritrovati sui marciapiedi senza alternative per raggiungere il posto di lavoro o le scuole.

Linee del Varesotto in difficoltà

Particolarmente critica la situazione sulle direttrici che collegano il Varesotto a Milano.

Sulla linea Laveno–Varese–Saronno–Milano, tra le 7.46 e le 8.50 sono stati soppressi 6 treni su 9, riducendo drasticamente la possibilità di raggiungere il capoluogo lombardo proprio nell’ora di punta.

Situazione analoga anche sulla linea Porto Ceresio–Varese–Milano, dove non sono partiti i convogli delle 8.06 e delle 8.42 da Varese, lasciando a terra centinaia di pendolari.

Scene già viste: banchine affollate, annunci improvvisi di cancellazione, passeggeri costretti a riorganizzarsi all’ultimo minuto, spesso senza informazioni tempestive o soluzioni alternative.

Perché succede anche nelle fasce protette?

È la domanda che in molti si pongono. Le fasce di garanzia esistono proprio per limitare i danni degli scioperi ai lavoratori e agli studenti, e la loro applicazione è prevista dalla normativa nazionale sui servizi pubblici essenziali.

Tuttavia, nella pratica, il rispetto delle corse garantite dipende dalla reale disponibilità del personale necessario a far viaggiare i treni: macchinisti, capitreno e operatori di terra. Quando l’adesione allo sciopero supera le previsioni o la gestione operativa si complica, anche i convogli teoricamente assicurati finiscono per essere cancellati.

Ed è qui che si apre il nodo critico: quanto è efficace il sistema di controllo e pianificazione del servizio durante gli scioperi?

Controlli e responsabilità

L’azienda programma in anticipo l’elenco dei treni garantiti, ma la mattinata odierna dimostra che il meccanismo non sempre funziona. Il risultato è che a pagare il prezzo più alto sono i pendolari, spesso privi di alternative di trasporto rapide.

Molti utenti lamentano soprattutto la scarsa tempestività delle comunicazioni, con cancellazioni annunciate a ridosso dell’orario di partenza o addirittura quando i passeggeri sono già in stazione.

E i passeggeri come vengono tutelati?

In teoria, i viaggiatori hanno diritto al rimborso del biglietto per le corse soppresse. Ma nella pratica questo non risolve il problema principale: arrivare al lavoro o a scuola in orario.

Le alternative — autobus sostitutivi o deviazioni su altre linee — risultano spesso insufficienti rispetto al volume di utenti coinvolti nelle ore di punta.

Rabbia e sfiducia crescenti

Tra i pendolari si fa largo una sensazione di impotenza. Gli scioperi sono un diritto dei lavoratori, ma quando anche le fasce protette saltano, cresce la percezione di essere lasciati soli.

E così, ancora una volta, la domanda rimbalza tra le banchine: possibile che ogni sciopero debba trasformarsi in una mattinata di caos?

Questa mattina, per molti, la risposta è arrivata direttamente dal tabellone delle partenze: una lunga lista di treni soppressi. Ancora una volta.