I volti più tesi sono quelli delle maestre, delle cuoche e delle amministrative. All’uscita dalla sede delle Scuole Materne di Gallarate, ad attenderle ci sono i genitori, che le accolgono con un applauso. Un gesto semplice, ma carico di significato: in queste ore famiglie e personale condividono la stessa preoccupazione per il futuro della Fondazione che gestisce quattro asili cittadini.
Assistito da Cisl e Cgil, il personale ha proclamato lo stato di agitazione, primo passo verso un possibile sciopero. La mobilitazione nasce in risposta ai tagli decisi dal Comune, che secondo lavoratrici e famiglie stanno già producendo effetti concreti sul servizio.
Dai tagli alle riduzioni del servizio
Le difficoltà economiche si sono tradotte rapidamente in scelte operative: aumento delle tariffe, chiusura delle sezioni Primavera e incertezza sulle iscrizioni future. Una situazione che ha fatto scattare anche la mobilitazione dei genitori, preoccupati per la mancanza di un confronto preventivo.
“Quello che chiediamo è un confronto vero – spiega un papà presente alla protesta –. Un confronto che probabilmente doveva avvenire prima, non all’improvviso e proprio in un periodo delicato come quello delle iscrizioni. Serve un piano chiaro sulla Fondazione, condiviso e messo a disposizione di tutti”.
Sindacati: “Lavoratrici lasciate fuori dal processo decisionale”
Dura la posizione delle organizzazioni sindacali. Secondo la Fp Cgil, le lavoratrici sarebbero state escluse dal percorso che ha portato alle scelte più recenti.
“Troviamo grave – afferma Antonio Lenzi della Fp Cgil – che il Cda non abbia coinvolto né le parti sindacali né le lavoratrici. Le informazioni le apprendiamo dai giornali. L’assemblea ha votato all’unanimità lo stato di agitazione perché qui si tratta di tutelare posti di lavoro e un servizio delicatissimo, svolto a stretto contatto con i bambini. Questo patrimonio va salvaguardato”.
Sulla stessa linea anche la Cisl Fp, che parla di una gestione che rischia di trattare il servizio educativo come una semplice voce di spesa.
“Il diritto dei bambini viene trattato come un costo qualsiasi”, sottolinea Nunzio Praticò.
La posizione del sindaco Cassani
Il sindaco Andrea Cassani, intervenuto anche nel confronto con i genitori, ha ribadito la necessità di ridurre l’impegno economico del Comune.
“Ogni bambino della Fondazione – ha spiegato – costa al Comune circa 2.500 euro all’anno. Sono cifre importanti, soprattutto considerando che oggi ci sono molti meno bambini rispetto al passato”.
Secondo il primo cittadino, una parte dei costi dovrebbe essere spostata sugli utenti, attraverso l’aumento delle tariffe. Per quanto riguarda la chiusura delle sezioni Primavera, Cassani ha invece chiamato in causa il Cda della Fondazione: “Era noto da tempo che non si potevano più accettare iscrizioni. Se qualcuno ha continuato, c’è stato un errore”.
Il nodo del confronto (e della trasparenza)
Uno dei punti più contestati da genitori e personale è proprio il metodo. Il confronto principale è stato rinviato a martedì 3 febbraio in sala consiliare, ma molte famiglie lamentano di essere state coinvolte troppo tardi.
“Ci fa male – scrivono in un comunicato – vedere che veniamo esclusi dalle sedi ufficiali dove si prendono le decisioni, mentre apprendiamo tutto all’ultimo momento. Non siamo qui per fare polemica politica: chiediamo rispetto, trasparenza e ascolto. Quando si parla di scuola dell’infanzia, si parla dei nostri bambini, delle famiglie e anche delle maestre che rischiano il posto di lavoro”.
Costo o investimento?
Il cuore del dibattito resta una domanda di fondo: la scuola dell’infanzia è solo un costo per il bilancio comunale o un investimento per la comunità?
Il sindaco insiste sulla necessità di contenere la spesa pubblica. Sindacati e famiglie, invece, chiedono di considerare il servizio come un pilastro sociale ed educativo, da difendere e ripensare con un progetto condiviso.
Nel frattempo, le opposizioni hanno chiesto di riportare la questione in consiglio comunale, per valutare un’integrazione delle risorse destinate alla Fondazione.
Urgenza sulle iscrizioni
Secondo sindacati e genitori, non c’è tempo da perdere. L’incertezza sta già spingendo alcune famiglie a cercare soluzioni alternative.
“Qui bisogna discutere subito, non tra un mese – conclude Lenzi –. Le famiglie devono sapere che tipo di servizio verrà garantito per poter confermare le iscrizioni. L’assenza di certezze sta creando panico e rischia di svuotare ulteriormente la Fondazione”.
Una vertenza che va oltre i numeri di bilancio e che mette al centro il futuro dell’educazione prescolare a Gallarate, tra sostenibilità economica e diritto a un servizio stabile e di qualità.













