“Scusa Ameri, ti interrompo Ha segnato Stefano Del Sante”

“Scusa Ameri, ti interrompo Ha segnato Stefano Del Sante”

di Andrea Confalonieri

«Scusa Ameri, scusa Ameri, ti interrompo dal Franco Ossola: il Varese è passato in vantaggio, ha segnato Stefano Del Sante»: domenica a molti è parso di sentire l’inconfondibile timbro cavernoso, eppure caldo e avvolgente, di Sandro Ciotti irrompere dagli altoparlanti di Masnago. The voice si sarebbe scomodata volentieri dal suo cuscino di nuvole, nel giorno dei cinquant’anni di «Tutto il calcio minuto per minuto», per celebrare un evento emozionante quanto drammatico come il ritorno al gol su azione, che gol e che azione, di Stefano Del Sante dopo sette mesi.Emozionante perché il modo in cui segna lui, dentro ai tifosi del Varese e in quelli che amano il calcio, provoca la stessa libidine di uno scatto alla Pantani sulle salite dall’ultimo posto del gruppo al traguardo, o di Alberto Tomba nella seconda manches di uno slalom, quando recuperava e superava uno a uno gli avversari, rifilando distacchi abissali. I suoi gol, e solo i suoi, sono belli e dannati almeno quanto lui: perché arrivano nel momento impossibile di una partita, di un’azione, della vita. Ma sono anche un evento drammatico perché dietro a un secondo di estasi nascondono sette mesi di digiuno, tormenti, tradimenti, silenzi e segreti inconfessabili. Come quello che Stefano custodisce da tanto tempo e che forse solo mamma Valeria conosce. Il mondo di Del Sante assume così i contorni di una leggenda che toglie molto a chi ci entra e di esso si fida, ma alla

fine regala sempre qualcosa in più di ciò che porta via: il brivido dell’attesa, la sofferenza dell’errore, la suspence del gesto sublime come quello di un gol gemma incastonato in mezzo ai rovi di almeno altri due sbagliati follemente, alla Del Sante. Ma, come ha detto alla fine: «Se ho sbagliato i gol facili e fatto quello impossibile significa che sono tornato quello dell’anno scorso». Quello che noi saremo sempre qui a sostenere, quasi come figli aggiunti di Valeria e papà Riccardo, e non perché sia stato autore di una partita memorabile. Ma perché incarna il sogno di una persona che si rialza da terra. Lo stesso del Varese. E che, dietro di sé, lascia qualcosa. Una scia luminosa che porta lontano.ll risultato più giusto per il derby, un festival di occasioni mancate, avrebbe dovuto essere 3-2 o 4-3 per i biancorossi: tenendo anche conto del rigore a favore dei lariani, i padroni di casa hanno giocato, hanno fallito, hanno sofferto più degli ospiti. Sono mancate corsa e brillantezza con cui gli uomini di Sannino solitamente azzannano alla gola gli avversari, ma con tre gare in otto giorni non si poteva esaurire la benzina sui blocchi di partenza. E’ stato un Varese più ragionato ma sul piano dell’organizzazione, del gioco di prima, delle idee è sempre stato davanti. E a Perugia sarà anche più libero, senza Ebagua e Del Sante, senza l’assillo del derby o di Novara e Cremonese.

a.confalonieri

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