«Se Gianni Asti guarda giù non vede campioni ma uomini»

Diverse generazioni di cestisti si sono ritrovate ieri pomeriggio a Milano per dare l’ultimo saluto a Gianni Asti, storico allenatore della Robur et Fides, maestro di basket e di vita, morto venerdì 14 febbraio.

I funerali del “Professore” sono stati celebrati nel Santuario del Santissimo Crocifisso dell’Ordine francescano da don Luca Ciotti, ex allievo di Asti nel settore giovanile della Robur.

A salutare l’uomo che per oltre 50 anni ha rappresentato un faro per il basket varesino e nazionale c’erano tanti, tantissimi suoi ragazzi: quelli del settore giovanile della Robur, presenti con la bandiera della società, e quelli che oggi hanno i capelli grigi, ma molti anni fa hanno cominciato ad amare e capire la pallacanestro, e quindi la vita, grazie a lui.

C’erano tanti dirigenti federali (nazionali e regionali) che si sono succeduti negli ultimi anni, da Fausto Maifredi a Dino Meneghin al neopresidente regionale della Federbasket Alberto Mattioli. C’era, soprattutto, la sua Robur et Fides, con il presidente Carlo Nicora, l’allenatore Romano Pagani e tutti i giovani del vivaio, la cui presenza, ne siamo certi, sarà stata particolarmente apprezzata da Gianni da lassù.

«È triste dover piangere nel giro di poco tempo la morte di Dante Trombetta (ex presidente della Robur, scomparso l’1 dicembre scorso) – ha detto nel suo intervento di ricordo il presidente Nicora – Dante e Gianni sono stati per noi due modelli. Hanno creato e portato avanti la nostra società. Ora noi dobbiamo raccogliere il loro testimone, tenendoli costantemente come punti di riferimento».

Don Luca Ciotti, il sacerdote che ha celebrato la cerimonia, ha giocato da ragazzo nel settore giovanile della Robur. Allievo di Gianni Asti, è entrato in seminario dopo aver frequentato l’Isef. «Don Luca conosceva bene Gianni, si vedevano spesso anche negli ultimi anni – dice Gianni Chiapparo, allievo del “Professore” – Si è soffermato a parlare dell’importanza che aveva per Asti l’esempio, la capacità di apprezzare la sostanza delle cose, al di là dell’apparenza». «Da Gianni Asti abbiamo tutti ricevuto del bene – si è rivolto don Luca ai presenti – Facciamo in modo di moltiplicarlo, restituendolo agli altri».

In chiesa gli allievi del Professore erano tantissimi, a cominciare da Dino Meneghin, Crippa, Rodà, Gergati e molti altri. Gianni li avrebbe salutati tutti, dal primo all’ultimo, ricordando le fatiche e le soddisfazioni dei momenti trascorsi insieme in palestra.

C’era Guido Saibene, cugino di Gianni Asti, visibilmente e comprensibilmente commosso. Per la differenza di età, Gianni veniva considerato da molti come lo zio di Guido, vice di Recalcati nella Pallacanestro Varese. Anche il giornalista Rai Roberto Pacchetti, un altro allievo di Asti, è intervenuto per ricordare il maestro, i suoi consigli, le lunghe chiacchierate sulla pallacanestro.

«C’erano suoi allievi in rappresentanza di ogni decennio – aggiunge Chiapparo – Ognuno con il proprio nitido ricordo degli insegnamenti di Gianni. Generazioni di cestisti che, attraverso la Robur et Fides, sono cresciuti come uomini e persone.

Molti sono diventati campioni ma non era questo l’obiettivo primario: l’intento di Gianni era quello di far crescere persone dotate di valori come lo spirito di sacrificio, la collaborazione, l’onestà. Persone che non guardassero l’apparenza, ma la sostanza».

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