GALLARATE «Se non paghi, qui non costruisci». Leonida Paggiaro, imprenditore gallaratese oggi divenuto il grande accusatore nel processo che vede imputati per concussione Nino Caianiello, leader del Pdl e presidente di Amsc, e Piermichele Miano, architetto gallaratese, ha ripetuto il concetto come un mantra.
In quasi 5 ore di audizione il “supertestimone” ha chiamato in causa tutti. Persino Silvio Berlusconi, al quale avrebbe inviato un fax dove raccontava «delle mele marce di Gallarate in seno a Forza Italia», senza però «aver mai ricevuto risposta».
In tribunale a Busto Arsizio ieri Paggiaro, incalzato dal pubblico ministero Roberto Pirro ha raccontato la sua verità sulla genesi mazzettara che ha fatto dell’area ex Maino in via Pegoraro l’attuale sede dell’Esselunga di Gallarate. «Fu Miano a riportarmi queste parole dicendomi che avrei dovuto versare 250 mila euro a Caianiello, altrimenti non avrei mai potuto costruire nulla su quell’area».
Simona Carnaghi
(Su “La Provincia di Varese” in edicola giovedì 29 aprile, il resoconto completo dell’udienza).
f.tonghini
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