«Sei cieco, serve tua madre». Così Cassioli non può votare

La vergogna - Il campione non vedente di Gallarate respinto ai seggi, La legge e il buonsenso non dicono questo

– «Io vivo in un paese che amo ed esalto quando ne parlo all’estero. Bene, in questo paese domenica non ho potuto votare perché, secondo chi presiedeva il seggio, dovevo obbligatoriamente farlo con mia mamma nonostante io sia maggiorenne da un pezzo. Verificherò la normativa. È come se andassi a cena con amici e il gestore del locale non mi facesse sedere perché non c’è con me mia madre. Qui l’aggravante è che cercavo di esercitare un mio sacrosanto diritto. Sono deluso perché il mio paese è culturalmente al paleolitico in talune persone della cosa pubblica e in talune sedi. Sono felice perché mi batto da tempo per sensibilizzare e, come possiamo vedere, la sensibilizzazione nel paleolitico non è mai troppa».

Sono parole di Daniele Cassioli, che ieri attraverso Facebook ha reso pubblico questo suo piccolo sfogo. Noi abbiamo chiamato il pluri campione non vedente di sci nautico per farci spiegare qualcosa di più: «Mi sono recato al seggio con la scheda elettorale ed il certificato di invalidità -ci spiega Daniele dalla sua casa di Gallarate – Avevo sempre votato con mia mamma e, scherzando, l’ho detto ai presenti, essendo accompagnato da un amico stavolta. In quel momento è sorto il problema: senza mia madre non avrei potuto votare, sostenevano. Ma in realtà non dovrebbe funzionare così, io posso decidere liberamente con chi presentarmi al seggio. Stando alle loro richieste, avrei dovuto chiamare mia madre oppure andare al Broletto a chiedere l’autorizzazione per votare senza di lei. E, sempre riprendendo le loro parole, io dovrei sempre comunicare con chi mi presento al seggio. In situazioni del genere, sinceramente, mi passa la voglia di discutere, di questionare, perché non voglio che esprimere un mio diritto mi tolga delle energie, mi faccia fare tutta questa fatica, è frustrante!».

Oltre al fatto che la normativa vigente (che vi esporremo tra poco) si esprime in maniera diversa, quando accaduto a Daniele porta alla luce delle problematiche note e mai risolte: «Il problema è che ancora in Italia, nel 2016, accadono queste cose. Probabilmente al seggio non conoscevano la regola, perché c’è ignoranza in materia di cecità, e non solo a livello elettorale. Questo succede anche per una richiesta di ausilio all’Asl, perché siamo obbligati a passare per quattro step burocratici per ottenere qualcosa che ci spetta di diritto. Purtroppo le persone che si occupano del voto, in

questo caso, non sanno nulla del voto e allo stesso tempo chi si occupa di cecità a tutti i livelli manca totalmente di cultura». Tra poco, il problema potrebbe anche riproporsi: «Nelle prossime settimane a Gallarate ci sarà l’elezione del nuovo sindaco: al seggio mi hanno raccomandato di comunicare per tempo chi mi accompagnerà, ma la regola non prevede questo passaggio e non è giusto che sia così. Quindi l’unica arma che abbiamo in questo momento è parlarne e rendere consapevoli queste persone che il sorriso e la voglia di combattere non ce la toglieranno mai».

In aiuto di Daniele, e anche nostro, arriva , presidente della sezione provinciale di Varese dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, che ci spiega alcune specifiche tecniche e sbroglia ogni dubbio sulla questione: «ll non vedente può esercitare il diritto al voto assistito mediante un proprio accompagnatore, il quale deve essere cittadino italiano con diritto al voto, essere in possesso, tassativamente, della sua tessera elettorale e può accompagnare al seggio una sola persona. Al fine di ottenere l’annotazione (permanente) che attesti il diritto al voto assistito mediante l’apposizione del timbro con la sigla “AVD” (diritto voto assistito) sulla tessera elettorale personale, è necessario presentarsi presso gli uffici elettorali, con il certificato della Commissione Medica relativo al riconoscimento della minorazione visiva (art. 2 e 3 Legge 138/2001), con il documento di identità e la tessera elettorale». Ma soprattutto: «Come stabilisce la Legge n. 17 del 5 febbraio 2003, gli elettori fisicamente impediti possono esercitare il proprio diritto di voto con l’assistenza di un altro elettore della propria famiglia, o in mancanza, di un altro elettore scelto come accompagnatore, che può essere iscritto nelle liste elettorali di un qualsiasi comune italiano, mentre in precedenza l’accompagnatore doveva essere necessariamente iscritto nella lista elettorale del medesimo comune dell’assistito. Possono usufruire del voto assistito con accompagnatore in cabina: ciechi, amputati delle mani, affetti da paralisi e persone con gravi impedimenti. L’impedimento deve essere dimostrato con la documentazione sanitaria rilasciata gratuitamente dalla ASL che certifica l’impossibilità di esercitare autonomamente il diritto di voto».