Lavoro e famiglia, le due grandi passioni di , 68 anni, morto nel drammatico incidente avvenuto in via Ghiberti sabato pomeriggio. Menga stava riparando il suo furgone Ducato quando i cavalletti sui quali il mezzo era appoggiato hanno ceduto schiacciandolo.
Il pensionato ha trascorso tutta la sua vita a Giubiano, dove ha sempre vissuto tra viale Borri prima e via Salvore da un anno e mezzo circa. Menga viveva con la moglie in una bella casa di corte ordinata e curata, di un bel giallo ocra solare. Ieri in tanti hanno voluto portare il proprio cordoglio alla moglie e ai tre figli: , e .
Per Menga, che nella vita ha sempre lavorato, prima come camionista in Svizzera, poi come piccolo imprenditore con officina meccanica a Cazzago Brabbia, era arrivato il tempo del riposo.«Che non concepiva», raccontano i figli.
Il dolore traspare dal tono della voce, ma le labbra, quasi vivessero di vita propria, non possono che piegarsi in su per qualche secondo mentre il cuore ricorda quel padre tanto attivo. «Un uomo che aveva fortissimo il senso della famiglia – raccontano i tre figli – Un capo famiglia vero. Un uomo buono nonostante il suo essere ruvido e qualche volta sopra le righe». Ogni decisione era per Menga una decisione presa. Ma sempre nell’esclusivo interesse di chi amava. Della sua famiglia.
Menga aveva qualche problema di salute. «E anche lì – spiegano i figli – non c’era verso di farlo stare a riposo, di costringerlo a riguardarsi. Doveva fare, doveva lavorare, dove sempre sistemare qualcosa».
Quella bella casa di corte di via Salvore, ad esempio un “progetto” portato avanti con il figlio Andrea.«La stavamo risistemando – racconta Andrea – In un paio di mesi avremmo terminato il lavoro». Da mettere in ordine mancava soltanto una porzione di cortile. «Andremo avanti – dice il figlio – finiremo per lui. Certo la sua presenza mancherà. Nostro padre era un uomo di carattere, la sua era una presenza non secondaria. Sapeva farsi ascoltare, era una presenza forte. E adesso il vuoto lasciato da quella presenza così imponente lo sentiamo tantissimo». Emilio Menga, molto attivo in seno alla parrocchia di Giubiano – «cerco di dare una mano quando posso mi impegno. È un piacere per me farlo,
perché serve a tutta la collettività» – racconta i drammatici istanti vissuti sabato sera. Il padre è rimasto vittima di quell’incidente assurdo intorno alle 16. Il fatto è avvenuto sotto gli occhi di testimoni che hanno dato immediatamente l’allarme.«Quando abbiamo visto arrivare gli agenti della polizia – dice Emilio – abbiamo capito che qualcosa era successo. Lo abbiamo sentito. È assurdo pensare di averlo salutato alle due di pomeriggio. Un giorno normale. Un sabato normale. Il furgone da sistemare perché di stare a casa in poltrona non se parlava nemmeno. E poi non lo vedi tornare. C’è quel vuoto, non ti aspetti certo una cosa del genere. Mai potresti immaginare che possa accadere quello che è accaduto».
Rocco Menga si lascia attraversare lo sguardo da un pensiero: «Noi sappiamo che è morto in un momento della vita in cui era felice. Aveva la sua famiglia unita intorno. Aveva i suoi progetti. Era appagato e felice. Non toglie il dolore per la perdita subita. Ma aiuta».













