Servizi sociali, l’allarme degli otto capoluoghi lombardi: «Servono risorse stabili»

Servizi sociali, l’allarme degli otto capoluoghi lombardi: «Servono risorse stabili»
Anche Varese firma la lettera indirizzata a Governo e Regione. Tra le richieste un fondo strutturale per i servizi nati con il PNRR e maggiori risorse per povertà, non autosufficienza e accoglienza

C’è anche Varese, con l’assessore alle Politiche sociali Roberto Molinari, tra gli otto capoluoghi lombardi che lanciano l’allarme sulla sostenibilità futura dei servizi sociali e sociosanitari. Gli amministratori hanno sottoscritto una lettera, datata 26 settembre 2026, indirizzata al presidente di Regione Lombardia, al presidente del Consiglio, ai ministri del Lavoro e delle Politiche sociali e dell’Interno, oltre che, per conoscenza, ad Anci nazionale e Anci Lombardia.

Insieme a Molinari hanno firmato Marcella Messina per Bergamo, Marco Fenaroli per Brescia, Marina Della Giovanna per Cremona, Simonetta Pozzoli per Lodi, Lamberto Bertolé per Milano, Egidio Riva per Monza e Francesco Brendolise per Pavia, quest’ultimo anche in qualità di presidente del Consorzio per i servizi sociali del distretto pavese.

Il documento mette al centro una questione che riguarda direttamente la programmazione dei Comuni: come garantire continuità ai servizi di fronte a bisogni sociali in crescita e a risorse che gli amministratori descrivono come frammentate o non sufficientemente prevedibili.

Più bisogni, meno certezze sulle risorse

Secondo i firmatari, i Comuni devono affrontare uno squilibrio crescente tra spese sociali e disponibilità finanziarie certe. Tra i problemi indicati figurano le difficoltà legate ai finanziamenti per il contrasto alla povertà e i costi crescenti della presa in carico delle persone e delle famiglie fragili.

Nel documento vengono citati in particolare i minori stranieri non accompagnati e i giovani adulti in prosieguo amministrativo, insieme ai costi dell’accoglienza diffusa e dei percorsi di integrazione.

Un altro fronte riguarda le persone con disabilità e non autosufficienza, con una domanda crescente di servizi e assistenza da parte degli anziani e delle loro famiglie.

Gli amministratori richiamano inoltre le difficoltà relative ai fondi destinati all’infanzia e all’adolescenza, sottolineando non soltanto la questione dell’entità delle risorse, ma anche quella dei tempi e della certezza della loro erogazione. Una programmazione stabile, osservano, richiede infatti finanziamenti prevedibili, soprattutto nei rapporti con il Terzo settore.

Il futuro dei progetti finanziati dal PNRR

Uno dei passaggi centrali della lettera riguarda il dopo PNRR.

I Comuni segnalano il rischio che alcuni servizi e progetti avviati grazie ai fondi europei possano trovarsi senza una copertura strutturale una volta conclusa la fase di finanziamento.

Tra gli interventi vengono citate le Stazioni di Posta per le persone in condizioni di grave emarginazione adulta, i progetti di co-housing e autonomia rivolti ad anziani e persone con disabilità, i centri servizi e le iniziative di prevenzione e accompagnamento.

Secondo gli amministratori, si tratta di esperienze ormai operative e integrate nei territori, per le quali occorre però definire per tempo una strategia di finanziamento successiva al PNRR. Il timore espresso nella lettera è che, a partire dal 2027, una parte consistente dei costi possa ricadere sui bilanci ordinari dei Comuni.

Il tema, sottolineano i firmatari, riguarda anche la possibilità di garantire continuità al lavoro delle équipe professionali, alla presa in carico delle persone e alla collaborazione con il Terzo settore.

Sei richieste a Governo e Regione

Per affrontare queste criticità, gli otto amministratori chiedono l’apertura di un tavolo di confronto tra Governo, Regione, Anci, Comuni e Ambiti territoriali.

Sul tavolo vengono indicate sei priorità:

  • un fondo strutturale per garantire continuità ai servizi avviati attraverso il PNRR;
  • un Fondo Povertà rafforzato e stabile;
  • una revisione del finanziamento destinato a minori stranieri non accompagnati, giovani in prosieguo amministrativo e accoglienza, commisurata agli oneri sostenuti dai Comuni;
  • risorse stabili per la non autosufficienza, dai servizi domiciliari a quelli semiresidenziali e residenziali, compreso il sostegno ai caregiver;
  • una programmazione finanziaria pluriennale, con livelli essenziali delle prestazioni e una definizione più chiara delle responsabilità tra Stato, Regione, Comuni, Ambiti e servizi sanitari;
  • una maggiore semplificazione e integrazione dei fondi, per ridurre la frammentazione delle diverse misure.

Il punto sollevato nella lettera è quindi quello della continuità: i Comuni chiedono che i servizi sociali possano essere programmati su un orizzonte pluriennale, evitando che interventi rivolti alle persone più fragili dipendano esclusivamente da finanziamenti temporanei o da bandi successivi.

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