Servono infermieri ma Roma non ci sente

Blocco del turnover e carichi di lavoro molto elevati. Circolo in difficoltà per colpa della burocrazia. Il sindacato: «Ne servirebbero cinquanta, ma il Governo...». Il primario: «Più pensioni, meno assunti»

– Non siamo inguaiati come il San Carlo di Milano, che si è trovato a dover tagliare delle sedute di sala operatoria per carenza di personale, ma anche al Circolo di Varese gli infermieri sono sempre meno. E si sente.
Tanto che il sindacato avverte: «Servirebbero 50 nuove assunzioni solo per tappare i buchi, e forse neppure tutti».

La situazione è tesa, e lo si è visto nel recente passato con la scelta degli operatori sanitari del Pronto Soccorso di via Guicciardini di rivolgersi direttamente ad un avvocato per presentare un esposto alla magistratura per la mole di lavoro ormai insostenibile e le ripercussioni, inevitabili, sui pazienti.
Per rispondere all’esposto la direzione di Villa Tamagno ha messo a punto e adottato delle nuove procedure che dovrebbero ridurre il carico di lavoro che grava sul reparto di Emergenza.
E il condizionale è d’obbligo, perché quando si va in crisi di sovraffollamento a soffrire è tutto l’ospedale, e il pronto soccorso in primis.
«La soluzione del problema, purtroppo, non può dipendere dalla direzione ospedaliera ma è normativa – spiega il primario del reparto, – purtroppo la legge italiana impone il blocco del tournover, significa che per ogni sette dipendenti che perdiamo, per trasferimenti o pensionamenti, ne possono essere assunti al massimo sei e uno si perde. In barba alle normative europee».

Sì perché gli standard europei ci imporrebbero invece di avere circa il 20% in più di personale infermieristico in corsia. Ma la norma è disattesa e, anzi, si rischia di andare esattamente nel senso opposto. «La verità è che non esiste una normativa chiara, per cui fare i conti diventa complicato – avverte della Cisl – I dirigenti si difendono dicendo che l’ospedale è ben al di sopra dei requisiti minimi richiesti dalla Regione per l’accreditamento richiesto agli ospedali privati. Ed è vero».« Ma i requisiti per l’accreditamento non tengono conto dei numeri necessari a garantire turni, ferie e riposi settimanali per il personale». A confermarlo ci

sarebbero centinaia di migliaia di ore di ferie non godute, straordinari e carichi di lavoro eccessivi a danno dei 1.600 infermieri del Circolo: «Al punto che 50 infermieri in più in organico sarebbero sufficienti solo a tappare qualche buco», afferma. Fare i conti esatti, in effetti, è difficile, perché bisognerebbe tenere conto dei part-time (circa il 35% del personale) e delle limitazioni cui l’età costringe molti dei non più giovani ancora in corsia. «I vincoli che limitano le nuove assunzioni rendono la situazione più critica ogni giorno, peggiorando le condizioni di lavoro e di conseguenza, inevitabilmente, la qualità del servizio garantito ai pazienti» aggiunge il sindacalista.

A novembre gli standard europei per numero di infermieri negli ospedali dovrebbero entrare in vigore anche in Italia, «invece il Governo sembra pronto a varare una norma ulteriormente restrittiva per cui si potrebbe assumere solo un dipendente ogni quattro pensionamenti – avverte Ventola – Il rischio è che anche per gli infermieri si faccia ricorso all’esternalizzazione a cooperative esterne. E anche questo non è nell’interesse della qualità del servizio sanitario».