Assoluzione con formula piena: è la richiesta formulata dal pm di Milano nei confronti del malnatese , l’ex capo ufficio stampa dell’assessorato alla Sanità di Regione Lombardia, imputato in tribunale a Milano nella maxi inchiesta sugli appalti “teleospedale”. Una serie di gare d’appalto sospette, tra cui il progetto “Sistema televisivo outdoor” affidato alla società Multimedia Hospital che avrebbe dovuto portare all’installazione in 26 aziende ospedaliere di un canale TV a circuito chiuso con informazioni sanitarie e pubblicità.
Dopo diverse ore di requisitoria la Procura di Milano ha prosciolto Rasetti con formula piena. A maggio, quando il tribunale pronuncerà la sentenza, l’incubo sarà definitivamente alle spalle, ma intanto la Procura ha fatto cadere tutte le accuse sull’ex dirigente del Pirellone, facendo dissolvere ogni ombra sul suo operato.
Nel frattempo, però, a causa di questa inchiesta che lo ha tirato in ballo, pur essendo totalmente estraneo a ogni fatto, Rasetti ha vissuto un incubo lungo 7 anni. Di fatto era stato già designato dalla Lega Nord come candidato sindaco alle elezioni malnatesi, ma poi la notizia dell’avviso di garanzia lo
bruciò aprendo le porte alla candidatura di . Ebbe danni rilevanti anche dal punto di vista professionale visto che era stato inserito nelle liste come idoneo per fare il Direttore generale di un’Azienda ospedaliera. Ai tempi sui giornali si parlava di Rasetti come possibile Direttore Generale di Como o della Valcamonica.
Una volta ricevuto l’avviso di garanzia, Rasetti si dimise dal suo incarico in Regione e nel contempo perse anche le occasioni professionali che di fatto gli si erano spalancate davanti. «Non aspettare che passi la tempesta, impara a ballare sotto la pioggia» è il motto che ha scelto per la sua pagina web. Nel frattempo infatti non si è perso d’animo vincendo un concorso all’ospedale di Como e in quello di Legnano dove ora sta svolgendo un ruolo di dirigente della comunicazione.
Ora la tempesta sta volgendo al sereno e in tanti dovranno chiedere scusa a chi era stato etichettato come un poco di buono dopo che l’indagine lo aveva tirato per la giacchetta. «Come non ho mai commentato in questi anni il processo, non lo farò ora che la pubblica accusa ha chiesto l’assoluzione con formula piena: certamente guardo con fiducia la decisione del Tribunale e posso dire che dopo tanto tempo sono tornato a dormire sereno – confida Rasetti – Devo ringraziare il pm Fusco che ha saputo valutare con oggettività le carte».
«Non ho mai dubitato della mia onestà, certamente di essere creduto sì – continua il malnatese – In sincerità ci sono stati momenti nei quali ho perso la fiducia nel sistema, sono arrivato addirittura a confidare in rinvii, anche nella prescrizione. L’amarezza più grande che in ogni caso mi resterà è quella di aver perso l’onorabilità che non sarà restituita nemmeno con l’assoluzione perché quando sei marchiato il segno ti resta addosso comunque».
In questi quasi sette anni «mi sono stati vicini molti amici, altri hanno scelto di credere in quello che l’accusa sosteneva con i mass media che facevano da altoparlante – riflette ancora Rasetti – Il binomio giustizia-informazione è un tritacarne che finisce per punire gli innocenti e spesso assolvere i colpevoli. Da giornalista, iscritto all’Ordine da 23 anni, devo dire che è necessario ripensare al ruolo di cronista: non servono leggi o norme deontologiche, basterebbe applicare quelle che già ci sono e farlo con coscienza».
«Ora – conclude – guardo con fiducia alla sentenza che arriverà nei prossimi mesi, che spero possa restituire serenità non solo a me ma soprattutto alla mia famiglia che mi ha sempre creduto e che in questi anni ha sofferto».













