«Sì alle moschee? Benedetto il Pgt»

Dure reazioni da parte dei nostri amministratori leghisti dopo la bocciatura della legge regionale. Fontana e Reguzzoni: «Siamo già coperti, per fortuna». L’allarme di Bianchi: «Rischio schizofrenia»

La legge “anti-moschee” di Regione Lombardia è incostituzionale, lo dice la Consulta. È rivolta degli amministratori della Lega Nord. A partire dal governatore : «La sinistra esulta, al grido “Allah Akbar”. Ma rifaremo la legge». Il sindaco di Varese però rassicura: «Questa bocciatura non ci tocca. Siamo già coperti dal Piano di governo del territorio».

La sentenza della Corte Costituzionale fa riesplodere la polemica leghista contro le moschee nelle nostre città. La Consulta ha dichiarato incostituzionale la legge regionale che introduceva restrizioni di carattere urbanistico per limitare la nascita di luoghi di culto, in particolare islamico. Duro Maroni: «Non cambio idea, in Lombardia non voglio moschee abusive e centri islamici dove si predica fanatismo e fondamentalismo». Una volta che la Consulta pubblicherà le motivazioni, il governatore è pronto a «riscrivere la legge».

Terreni “minati”

Per il segretario regionale del Pd era una bocciatura prevedibile: «L’avevamo detto, Maroni è un gran pasticcione che fa leggi solo per motivi ideologici, mentre noi siamo per la libertà di culto e per rafforzare la sicurezza. Ora è tutto da rifare».

Ma cosa cambierà, in soldoni, sul nostro territorio? In provincia di Varese i terreni “minati” sul fronte del rapporto tra amministrazioni e comunità islamiche sono stati soprattutto Varese, Gallarate e Sesto Calende. Il sindaco del capoluogo Attilio Fontana è tranquillo: «Questa bocciatura non ci tocca e non sposta il nostro problema, visto che l’abbiamo regolamentato con la normativa contenuta nel Pgt. A Varese costruire una moschea non si può».

Anche il vicesindaco di Busto Arsizio è chiaro: «Nel Pgt i luoghi di culto sono parificati a servizi, il che significa che eventuali progetti di moschee devono passare per il consiglio comunale. E fino a quando la maggioranza sarà di centrodestra, sarà difficile pensare di poter costruire una moschea sul nostro territorio».

Lo stesso discorso vale in teoria per Gallarate, dove i luoghi di culto sono previsti nel nuovo documento urbanistico rivisitato in estate dall’amministrazione di centrosinistra, anche se le previsioni erano rese di fatto inefficaci dalla nuova legge regionale. Anche a Sesto Calende la legge “anti-moschee” aveva già avuto effetto, provocando la sospensione del procedimento per la realizzazione di un centro di preghiera per la comunità islamica del Ticino, che nel 2013 aveva avuto il via libera dal Tar. In entrambi i casi, è da verificare se lo stop della Consulta potrà riportare d’attualità le previsioni di moschee. La legge “anti-moschee” interveniva infatti con strumenti urbanistici restrittivi sulla costruzione di nuovi edifici di culto, ad esempio imponendo il rispetto «del paesaggio lombardo». Le norme in realtà valevano per tutte le confessioni religiose, che avessero firmato intese con lo Stato oppure no, come nel caso dell’Islam, stabilendo la necessità di stipulare apposite convenzioni urbanistiche con i Comuni interessati, ma nel caso di confessioni non regolate da concordato, come quella islamica, le richieste di autorizzazione sarebbero state sottoposte a un ulteriore controllo da parte di una Consulta regionale.

«Serve chiarezza»

Una volta entrata in vigore la legge, i Comuni avrebbero dovuto approvare entro 18 mesi un piano per le strutture religiose e avrebbero avuto la possibilità di indire un referendum consultivo sui progetti. Per aprire nuovi edifici di culto, la legge imponeva una procedura di Valutazione ambientale strategica, collegamenti infrastrutturali e distanze minime da altri luoghi analoghi. E ancora, una superficie di parcheggi pari ad almeno il doppio di quella dell’edificio, e una dotazione di impianti di videosorveglianza collegati con le forze dell’ordine.

«Non ostacoli alla libertà religiosa, ma regole certe, a tutela dei cittadini, di fronte all’arroganza di chi pretende di dettare legge a casa nostra» aveva giustificato il provvedimento il relatore, consigliere regionale del Carroccio. Ma la bocciatura della Consulta preoccupa gli amministratori leghisti. «Era sicuramente una buona legge – sostiene il segretario provinciale e sindaco di Morazzone – su questo tema serve un indirizzo normativo chiaro, per evitare che centri islamici possano diventare potenziali luoghi di aggregazione di fondamentalisti, così come è già successo in passato. Anche perché il “cappello” normativo di Regione Lombardia serve a dare un indirizzo preciso e a tranquillizzare i sindaci sul loro operato».

Ora questa copertura non c’è più: «Senza questa legge si rischia la schizofrenia – fa notare Bianchi – anche se nei Piani di governo del territorio si può tentare di arginare e regolamentare il fenomeno, l’assenza di un indirizzo unico può diventare un problema concreto».n